martedì 10 luglio 2012

Calipso


Brulica di venti lontani il pelago
che a notte giunge a quiete
rasserenato dal refrigerio lunare.

Nota che stelle in su la volta,
quasi si mesciano al tuo pianto:
Calipso, guarda che perle
ti scorrono ad abbellire il volto
in uno strascico malinconico,
pallido come la lunga scia bianca
della nave fra i morosi.

Vane premure, lui andò via
ch'al cuor non gli si dona nulla
per corromper l'antica fiamma,
non l'immoratlità: fato non è
senza la fatalità della morte.
Non vi è ricordo nel perdurar
l'esistenza in vita.

Dolce Calipso, non mirar il mar
s'ai flutti del cuor non desisti