La lira di Orfeo: L'amore di Didone. ( 4.54-89 )

martedì 24 maggio 2011

L'amore di Didone. ( 4.54-89 )

Con tali parole infiammò l´animo di intenso amore
e diese speranza al cuore dubbioso e dissolse il pudore.
Prima visitano i templi ed implorano pace
attorno agli altari; sacrifican pecore scelte di rito
per Cerere legislatrice e per Febo e per ilpadre Lieo,
per Giunone fratutti, cui stanno acuore i vincoli coniugali.
Lei, la bellissima Didone, tenendola con la destra, versa
la coppa tra le corna d´una candida vacca,
o presso le statue degli dei si aggira tra carichi altari,
ed inizia il giorno con doni, e nei petti squarciati
degli animali, ansiosa consulta le viscere palpitanti.
Ahi, mente ignara degli indovini! A che giovano i voti
ad una folle, a che i templi?La fiamma divora le molli midolla
intanto e tacita vive sotto il petto la ferita.
Si brucia l´infelice Didone e vaga pazza
per tutta la città, quale cerbiatta colpita da freccia,
che da lontano un pastore, ignaro, cacciando con armi,
incauta trafisse tra i boschi cretesi e lasciò il ferro
alato: ella in fuga percorre le selve e le gole
dittee; la punta letale aderisce nel fianco.
Ora conduce Enea con sé in mezzo alle mura
ed ostenta i beni sidonii e la città pronta,
inizia a dire e si blocca in mezzo alla frase;
ora tramontando il giorno chiede uguali conviti,
e di nuovo invoca di ascoltare, pazza, i dolori di Ilio
e di nuovo pende dalla bocca del narratore.
Poi quando, divisi, anche la luna oscurata a sua volta
copre la luce e le stelle tramontando invitano ai sogni,
sola geme nella vuota reggia e sui tappeti abbandonati
si sdraia. Pur lontana, lui lontano lo ode e lo vede,
o trattiene Ascanio in grembo, presa dall´immagine
del padre, se mai potesse ingannare l´indicibile amore.
Le torri iniziate non s´alzano, la gioventù non s´allena
alle armi o non preparano i porti le difese sicure
per la guerra: pendono le opere interrotte e minacce
ingenti di muri ed una macchina eguagliata al cielo.






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