Camminando spedito, trapassando la strada e la piazza, non si curava assolutamente di ciò che gli correva affianco, nemmeno delle auto che da li a poco avrebbero potuto investirlo in quell' incosciente tragitto. Ribollivano gli occhi fissi che, bucando con minaccioso aspetto l'oscurità,
si avvinghiavano al suo obiettivo distante solo la navata della chiesa antistante. Il silenzio più assoluto assordava le sue orecchie, ma nessuno effettivamente taceva: si era completamente
estraniato contemplando la sua mente deserta e le vene arse da una rabbia di arsenico.
Dall'altra parte della strada i suoi amici lo fissavano persi nello stupore e nello spavento, ma nessuno aveva il coraggio di puntarsi davanti a lui e riportarlo al senno, era ormai a briglia sciolta. Era sfuggito via dopo ogni tentativo di rabbonimento, non era bastato ciò per contenerlo.
-" Ma è questo il modo di comportarsi? Peggio dell'asfalto, vorrebbe essere le sue scarpe. Questa è ossessione! Mi sono stufato, io la prendo, la riporto qui, la stacco dalle sue mani!"
Diceva così, agitandosi sulla sedia d'acciaio mentre tentava invano di portarsi il bicchiere alle labbra, interrotto continuamente dal suo stesso flusso di parole, più fluido che mai, aiutato dalle precedenti consumazioni, trasformandolo in un capace oratore. Lucido proseguiva:
- " Non voglio apparire sempre per quello ficcanaso, il rompiscatole, ma anche questa volta non posso certamente tirarmi indietro, la vediamo così poche volte e dobbiamo assurdamente condividerla con chi, cosa? Non so nemmeno come sia possibile catalogarlo!" - " Lucio, vedi di rilassarti, sono sicuro che se ne andrà nuovamente, come ha fatto prima, come ha già fatto altre volte, Rachele lo manderà via." Pareva un attimo tranquillizzatosi, più per arrendevolezza che non per la certezza di ciò che sarebbe accaduto, sapeva che non sarebbe stato così semplice sbarazzarsi di Matteo, il parassita che stordiva Rachele, ormai da parecchio tempo. Si vedevano da più di un anno, tutto regolare, i soliti alti e bassi di coloro che hanno vite abbastanza differenti: lei ancora impegnata sui libri, lui nullafacente con assurde pretese sul tempo di lei. Aumentava così lo stress, continui problemi su ogni fronte: la salute, lo studio, le amicizie. Sembrava ormai una barchetta alla deriva, una vela fra le onde che a stento si reggeva fra i violenti flutti, si chiedevano sempre più quanto avrebbe resistito, ancora di più desideravano che si lasciassero, stufi del disfacimento di Rachele. Era uno di quei periodi in cui tentava di riprendersi la sua indipendenza, lo mollava, lo scacciava come si mandano via le mosche e lui, proprio come le mosche, ritornava regolarmente svolazzandole in maniera molesta attorno. Come quella sera.
Si ripeteva che sarebbe potuto divenire il motto per una prossima pubblicità di insetticidi,
era sicuro Lucio di poterlo debellare con la semplicità con cui si può compiere un genocidio sulle formiche e ne intonava il possibile jingle dall'improbabile melodia agli amici presenti.
Si voltò verso gli ex amanti stavano litigando, mutando rapidamente di espressione si accorse che erano spariti: eccoli che si allontanavano rapidamente, lei sotto gli spintoni di lui senza difese e senza troppa resistenza. Senza che se ne accorgesse era già in piedi, con lo sguardo scuro di umore e un rossore sparso per il volto, ed ora già dall'altra parte della strada, quasi a un battito dall'amica in ostaggio.
Rapido si sentì un botto che scosse l'aria attorno, una vasiera rotta emetteva i suoi cumuli di terra spargendoli sul corpo accasciato di Matteo: un sopracciglio spaccato testimoniava l'importanza del pugno ricevuto da Lucio, che inferocito gli si era scagliato. Rachele sotto shock impietrita guardava la scena, da una parte spaventata da questo culmine violento e dall'altra tranquillizzata dal sentirsi ora al sicuro, lontana dalle mani del suo molestatore.
-" Alzati infame senza virilità, alzati se hai il coraggio di sfidare un tuo pari, non una donna! Ti dovrebbero spezzare le braccia." Ripresosi dallo stupore del colpo ricevuto, infidamente Matteo impugna uno dei cocci della vasiera e si rialza puntando il viso del ragazzo che lo aveva offeso non riuscendolo a colpire la prima volta, ma successivamente, quando giunse il resto del gruppo per riportare in salvo prima Rachele e poi separare i due, approfittando della disattenzione di Lucio occupandosi con lo sguardo delle condizioni della ragazza.
Non vi era che il sangue, i suoi occhi indistintamente non videro che quello. Un altro assalto stava preparando, mezzo sfinito per il colpo ricevuto, ma lo recuperarono appena in tempo. Non i suoi amici, ma la polizia, che caricati i due lottatori, svanì infondo alla via interrompendo anche il suono della propria sirena.
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