La lira di Orfeo: Censured* Le poesie che non studierai mai.

mercoledì 18 maggio 2011

Censured* Le poesie che non studierai mai.

La raccolta delle più belle e oscene poesie.
Tutte quelle che a scuola farebbero arrossire qualsiasi professore
e forse un pochino anche te. 




Marco Valerio Marziale


VI, 23
Imponi, Lesbia, che in eterno eretto
mi stia il cazzo, ma credi, non è un dito!
Tu lo tocchi con mano e gli fai prediche,
ma da padrona: è questo che ti nuoce.



II, 49
Telesina per moglie non la voglio.
Perché? E' puttana! Ma la dà ai ragazzi...
Se ci sono i ragazzi, allor la voglio!



XI, 87
Eri ricco, una volta, ed inculavi;
né conoscesti donna per gran tempo.
Or che un soldo non hai, vai con le vecchie.
E' la miseria che ti fa chiavare!





































Pietro Aretino



II
Mettimi un dito in cul, caro vecchione,
e spinge il cazzo dentro a poco a poco;
alza ben questa gamba a far buon gioco,
poi mena senza far reputazione.
Che, per mia fé! quest'è il miglior boccone
che mangiar il pan unto appresso al foco;
e s'in potta ti spiace, muta luoco,
ch'uomo non è chi non è buggiarone.

- In potta io v'el farò per questa fiata,
in cul quest'altra, e in potta e in culo il cazzo
mi farà lieto, e voi farà beata.

E chi vuol essre gran maestro è pazzo
ch'è proprio un uccel perde giornata,
chi d'altro che di fotter ha sollazzo.

E crepi in un palazzo,
ser cortigiano, e spetti ch'il tal muoja:
ch'io per me spero sol trarmi la foja.






VIII
E saria pur una coglioneria
sendo in voglia mia fottervi adesso,
avervi col cazzo nella potta messo,
del cul non mi facendo carestia.Finisca in me la mia genealogia!
Ch'io vo' fottervi dietro, spesso, spesso,
poiché gli è più differente il tondo dal fesso
che l'acquata dalla malvasia.
- Fottimi e fa di me ciò che tu vuoi,
in potta, in cul, ch'io me ne curo poco
dove che tu ci facci i fatti tuoi.
Ch'io per me nella potta, in culo ho il foco,
e quanti cazzi han muli, asini e buoi
non scemeriano nella mia foia in poco.
Poi saresti in dapoco
a farmelo all'antica tra le cosse,
ch'anch'io dietro il faria, se uomo fosse.




IV
Posami questa gamba in su la spalla,
et levami dal cazzo anco la mano,
e quando vuoi ch'io spinga forte o piano,
piano o forte col cul sul letto balla.
E s'in cul dalla potta il cazzo falla,
dì ch'io sia un forfante e un villano,
perch'io conosco dalla vulva l'ano,
come un caval conosce una cavalla.

- La man dal cazzo no levarò io,
non io, che non vo' far questa pazzia,
e se non vuoi così, vatti con Dio.

Ch'el piacer dietro tutto tuo saria,
ma dinanzi il piacer è tuo e mio,
sicché, fotti a buon modo, o vanne via.

- Io non me n'anderia,
signora cara, da così dolce ciancia,
s'io ben credess campari il Re di Francia.









































Giorgio Baffo


Ode alla mona


Cara mona, che in mezzo a do colone 
Ti xe là messa, come un capitelo, 
per cupola ti ga do culattone, 
e ‘l bus del cul sora xe ‘l to cielo. 

Perché t’adorin tutte le persone 
Ti stà coverta sotto un bianco velo, 
che, se qualcun te l’alza, e che t’espone, 
vittima sul to altar casca ogni oselo. 

El sacro bosco ti me par de Diana, 
dove un per banda ghe do mustacchioni, 
che all’arca ne conduse della mana. 

Notte e zorno ti fa miracoloni, 
che l’acqua, che trà su la to fontana, 
dà vita al cazzo, e spirito ai cogioni.







Indosso ti te porti el to tesoro 



Indosso ti te porti el to tesoro,
    Manda a far buzarar i Avogadori,
    E quanti al Mondo ghè Procuratori,
    
4E savj del Colleggio, e Stole d’oro.
I cogioni xe quei, che ’l so restoro
    Crede trovar in mezzo dei onori,
    Ma ’l filosofo scampa dai rumori,
    
8E se petta sul Cul Senato, e Foro.
Godi in te stesso, e varda in quel castello,
    Se ti puol buzarar qualche ragazzo,
    
11O farte da un Soldà menar l’Osello.
La xe nome opinion el to strapazzo;
    Consolate, ch’i t’hà lassà ’l più bello,
    
14S’i t’hà lassà, grazie al Signor, el Cazzo.


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