Nonostante fosse soltanto un freddo pezzo di metallo, sentì in qualche maniera inspiegabile ogni suo dito posarsi languidamente su di lui o così credette. Ma ad ogni centimentro che quelle estremità femminili percorrevano, qualcosa, magari sensazione data esclusivamente dai sensori visivi frontali, scuoteva ogni suo ingranaggio più nascosto. Un'ondata di elettroni eccitava ogni singolo neurone artficiale nascosto in quelle intricate lamiere.
Non riusciva a guardarla negli occhi, nemmeno per una minima sosta, mentre Mono s'avvcinava sempre più indiscretamente, attivando canali che parvero fino ad ora sconosciuti, tanto da poter sconvolgere i suoi stessi creatori se fosseor raggiunti da tale conoscenza.
CbP-23, o CyberPrince come venne rinominato, non poteva che rimanere immobile: la situazione non aveva alcun algoritmo di risoluzione, incapace di reagire era passivo alle attenzioni fisiche della ragazza. Seppur nel profondo parve che qualche computazione stesse per venir espressa, non accennava ad alcuna reazione. Mono dal canto proprio era sempre più padrona del suo oggetto robotico, carezzandolo lungo tutta la liscia superficie dei bracci robusti, lasciando ghirigori di condensa. Adorava ripercorrere ogni sua articolazione, dalla spalla fino al polso, incantanta e affascinata dalla splendida architettura di quell'umanoide di latta e circuiti. Lei era molto più bassa dell'imponente robot, arrivava proprio a ridosso dei suo larghi pettorali ed abbracciandolo non parve affatto scossa, quanto estasiata dalla glaciale sensazione contro le sue labbra: nulla a che vedere col calore soffocante di qualsiasi uomo con cui ha diviso il proprio abbraccio.
- "CyberPrince esegui i miei comandi"
- " Si tratta del mio compito naturale" - Non esitò nella risposta.
- "CyberPrince ti prometto che non ci sara' alcun male in quello che ti chiederò di fare." -
Gli occhi color miele di Mono divennero ancor più grandi, seppur CbP non poteva coglierne le sfumature dorate per difetti di risoluzione.
- " Al vostro servizio senza alcuna remora " - Solida la voce rimetteva completa fiducia, per forza di cose, sulla propria proprietaria che nel frattempo allungando le braccia verso il volto affusolato ne ripassava le fattezze.
Ordinò al robot di accomodarsi sul divano che stava nella stanza in cui si trovavano e vi si posò sopra, attorcigliando le pallide gambe attorno al suo ventre e stringendolo ancor di più verso di se. A rigor di logica, pensò, sarebbe stato giusto che anche lui ricambiasse orientando anch'esso i suoi bracci come Mono ma lo interruppe nel momento esatto della deduzione: - " CyberPrince, vorrei sentire la freschezza dei tuoi palmi. CyberPrince, inserisci le tue mani sotto la maglia e tocca i miei seni."
La stanza era silenziosa, in tutto l'appartamento non vi erano che loro due, l'aria vibrava di soli due rumori: il respiro eccitato di Mono e il brusio prodotto dai movimenti del robot che si accingevano a compiere il loro dovere.
Il contatto sorprese non poco la ragazza che sobbalzò un po' all'abituarsi della nuova temperatura e lo stesso robot dovette abitaursi alla sensazione di una nuova consistenza, quella prodotta dal giovane seno, piccolo ma tenacemente sodo che teneva fra i palmi non certamente troppo sensibili. Il tatto robotico non poteva certamente paragonarsi a quello umano e si limitava esclusivamente alle mani e a pochi range di sensazioni percepibili.
Mono, ancor più colorata in volto, fissava languidamente le due luci fisse sul volto di CyberPrince mentre una nota di piacere la raggiunse sentendo i piccoli capezzoli inturgidirsi nella gelida morsa. Era pronta per spingersi più in là nel suo nuovo gioco, lo poteva sentir chiaramente che ogni sua parte del corpo voleva approfondir ancor di più questo contatto, lieta di non aver per una volta l'insostenibile peso di sentirsi la più grossa stronza egoista che la galassia potesse ammirare.
