lunedì 11 luglio 2011

Non sai ch' aria spira

Non sai ch' aria spira
nei settembrini sentieri
fra i bordi erbosi
e cigli piegati alla paglia:

la colgo così solitaria
nella notturna gita,
sperando s'incagli
fra le mie tese dita.

Brilla sulle mani
d'inaspettata freschezza -
che dolce essenza
appresa nella brezza -

Sospiro che giunge lontano,
arcana familiarità,
m'appari solingo nel buio
ora coglila anche tu




martedì 5 luglio 2011

Letters of love: Vita Sackville-West a Virginia Woolf

La lettera è datata 21 gennaio 1926.

Sono ridotta a una cosa che desidera Virginia. Avevo composto per te una bellissima lettera, nelle ore da incubo della mia notte insonne, ed è sfuggita: mi manchi e basta, in un modo molto semplice, disperato e umano. Tu, con tutte le tue lettere non mute, non scriveresti mai una frase elementare come questa; forse non la sentiresti nemmeno. Tuttavia credo che ti accorgerai di un piccolo vuoto. Ma lo rivestiresti di una frase tanto squisita che perderebbe un po’ della sua realtà. Mentre per me è una cosa fortissima: mi manchi ancor più di quanto credessi: ed ero pronta, a sentire la tua mancanza, e molto. Così, in realtà, questa lettera è solo uno strillo di dolore. E incredibile quanto sei diventata essenziale per me. Suppongo che tu sia abituata a sentirti dire cose del genere. Maledetta te, creatura viziata; non riuscirò a farmi amare di più, da te, scoprendomi così — ma oh mia cara, non posso essere furba e scostante, con te: ti amo troppo, per farlo. Troppo sinceramente. Non hai idea di quanto possa essere scostante, con la gente che non amo. Ne ho fatta un’arte raffinata. Ma tu hai abbattuto le mie difese. Non che ne sia davvero risentita.
Comunque, non ti tedierò oltre.



Siamo ripartiti, il treno balla di nuovo. Dovrò scrivere dalle stazioni - che per fortuna nella pianura lombarda sono molte.
Venezia. Le stazioni erano molte, ma non avevo calcolato che l’Orient Express non si ferma. Ed eccoci a Venezia per dieci minuti soltanto, ben poco tempo per tentare di scrivere. Neanche il tempo per comprare un francobollo italiano, quindi dovrò imbucare a Trieste.
In Svizzera le cascate erano gelate, dure tende di ghiaccio iridescente appese alla roccia; molto bello. E l’Italia tutta ammantata di neve.
Stiamo per ripartire. Dovrò aspettare fino a Trieste, domattina. Per favore perdonami di aver scritto una lettera così infelice.








La cicca masticata che sul marciapiede diventa arte

Quante volte vi sarà capitato di abbandonarvi a qualche uscita poco elegante
dopo aver visto cosa ci si è appiccicato sotto la suola?
Dopo le cicche delle sigarette, le nemiche numero uno dei marciapiedi e dei passanti
sono le cicche da masticare! Sporcano, imbrattano..

Ma qualcuno ha trovato un sistema geniale...




Ben Wilson, 48 anni, londinese.
Per le strade della città tenta di convertirle in vere opere di street art contemporanea.
Maleducazione diventa espressione!
















lunedì 4 luglio 2011

Satira: informazione e potere

Dedichiamo un piccolo spazio ma assai gustoso e divertente, che calza a pennello ora come
l'anguria dopo pranzo.


Rinfreschiamoci un po' con qualche sarcastico ghigno ammirando queste vignette satiriche
che indagano sui rapporti fra informazione e potere...


ALEMANNO 


SERGIO BARLETTA


BORTOLOTTI


DOTTI


DANILO MARAMOTTI

GUALTIERO SKIAFFINO






© Degli autori 

Ileana Sonnabend: An Italian Portrait

29 Maggio - 2 Ottobre 2011



Un piacere segnalare al Peggy Guggenheim di Venezia l'esposizione dei "gioielli" della più grande gallerista contemporanea Ileana Sonnabend. Deceduta nel 2007, lascia a nostra disposizione un incredibile numero di tele, un grandioso patrimonio artistico.

Passione che abbraccia quasi tutta l'arte, apprezzando non solo la pittura ma anche la scultura, la fotografia e installazioni, dando spazio sia agli artisti internazionali sia a quelli italiani. Perché con l'Italia ha intessuto un rapporto molto particolare già dal suo primo matrimonio con il triestino Leo Castelli, che diverrà il suo pigmalione, con il quale continuerà un intenso dialogo anche alla fine della loro relazione.


A quasi 50 anni dall'apertura della sua prima galleria d'arte a Parigi, dove riuscì a coniugare grandiosamente artisti d'oltreoceano ed europei, abbiamo la possibilità di rivivere spiritualmente un tale evento a casa nostra.
Opere di Pistoletto, Zorio, Calzolari, Merz, Anselmo e Kounellis accompagnate da quelle di Fontana, Rotella, Schifano, Manzoni, Festa. 


Riproiettiamoci come all'epoca, con pregiudizio favorevole per la qualità ed il nuovo ed un' attenzione antidogmatica, verso i movimenti delle neoavanguardie: pop art, minimalismo, arte concettuale, body art, arte povera, transavanguardia e neogeo. 









Per chi non potesse visitarla di persona ecco la mostra virtuale:
http://www.guggenheim-venice.it/exhibitions/virtual_tour/sonnabend/






Informazioni utili:

Indirizzo
Collezione Peggy Guggenheim
Palazzo Venier dei Leoni
Dorsoduro 701
I-30123 Venezia

Orario
Apertura 10-18 tutti i giorni
Chiuso il martedì e il 25, 26 dicembre
Aperto martedì 1 novembre, 27 dicembre

Informazioni generali
tel: 041.2405.411
fax: 041.520.6885
e-mail: info@guggenheim-venice.it

Servizi per il pubblico
tel: 041.2405.440/419
fax: 041.520.9083
e-mail: visitorinfo@guggenheim-venice.it





   

domenica 3 luglio 2011

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Dissipa tu se lo vuoi - Montale

Dissipa tu se lo vuoi
questa debole vita che si lagna,
come la spugna il frego
effimero di una lavagna.
M’attendo di ritornare nel tuo circolo,
s’adempia lo sbandato mio passare.
La mia venuta era testimonianza
di un ordine che in viaggio mi scordai,
giurano fede queste mie parole
a un evento impossibile, e lo ignorano.
Ma sempre che tradii
la tua dolce risacca su le prode
sbigottimento mi prese
quale d’uno scemato di memoria
quando si risovviene del suo paese.
Presa la mia lezione
più che dalla tua gloria
aperta, dall’ansare
che quasi non dà suono
di qualche tuo meriggio desolato,
a te mi rendo in umiltà. Non sono
che favilla d’un tirso. Bene lo so: bruciare,
questo, non altro, è il mio significato. 






È qui scritto il testamento della resa, dell’accettazione della sconfitta, un autonoma consegna del proprio destino nelle mani di colui che l’ ha vinto terminando qua la sua vana missione. Il mal di vivere precedentemente incontrato ha avuto il sopravvento e ora non può che abbandonarsi al mare come uno schiavo di guerra, in un ultimo tentativo di ritornare alle origini, ma ciò non verrà acconsentito, tant’è che sa bene quale sarà il suo destino, ovvero la costrizione a bruciare come un ramo. Ma a tale visione di indifferente crudeltà, procedendo con le opere di Mediterraneo, sezione ultima di Ossi di seppia, verranno ad accostarsene altre, tant’è solido il legame che lega il poeta al mare che s’affaccia dinnanzi alla sua Genova, segnando le estati di infanzia e i ricordi fanciulleschi. Attraverso proprio quel legame con l’infanzia che si fa chiaro il rapporto che intercorre fra Montale e il mediterraneo,  che diviene interlocutore del poeta, una contemplazione della vita, della profondità dell’esistenza che via via va ad esplorare.  Egli sente il proprio Io lentamente risucchiato dal mare, l’elemento vitale per eccellenza, ma insieme abbiamo potuto vedere anche 
rifiutato, espulso e confinato sulla terra, facente parte di quella fetta di marinai considerati terrestri.