socchiusa e rapita d'un incanto
d'antica speme, d'infinito
amore verso limiti lontani
aldilà d'esistenza e pensieri,
dolce creatura dal grembo gentile,
ch'ahimè ingrata prole al seno tuo
inviti al candido nutrimento,
pregno di vita e beatitudine,
fior ch'il vomere teme al tatto,
saggiato già l'algido fiato e denso
e seppur trema l'affronta impavida
come l'eroe ch'in guerra freme
per timore di non ritorno in patria
ma per ardore si batte e regna.
Ciò che declamo qui impresso nei versi
s'appresta a coglier materia tale
da poter cantar animo di donna
al fine di educar l'uomo irato
al rispettoso gesto cauto e caro

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