giovedì 16 ottobre 2014

Racconti del giorno dopo. Finzione post apocalittica



Il mattino è una trappola per topi: eccoti pronto ad essere stanato. Piuttosto i peggior incubi sono solidi rifugi, infime zattere in cui la realtà può pure andarsene alla deriva e io con lei. La realtà del risveglio è peggio della morte, peggio di soffocare inermi come nei sogni più vividi. Ormai l'alba è arrivata con tutti i suoi boati che ben presto hanno occultato le voci folli della mia mente. Boati si, perché lontano da qui si combatte ancora, nonostante la fine del 14° conflitto, gli echi di guerriglia giungono fin qua.
Avere idea di cosa sia rimasto qui è complesso,  data l'impossibilità di comunicare con chi dista più di qualche chilometro dal mio rifugio, ma tanto ormai dubito che nella zona ci sia qualcuno da poter raggiungere, ovviamente in bici: unico mezzo a mia disposizione. L'unica cosa certa, ultima notizia letta, è il bollettino che ancora conservo nonostante il pessimo stato in cui purtroppo è ridotto:

" In via definitiva interrompiamo per motivi di sicurezza ogni rilascio di bollettini informativi a seguito dell'ordinanza della Corte Militare. A seguito di ingenti perdite materiali non sarà più garantito il servizio.
12-05-2011               "
2011, ormai 3 anni in fuga. Quasi due anni in cui i contatti con profughi come me sono sporadici e sempre più. Ma in questi ultimi incontri sono giunta a conoscenza della caduta di ogni istituzione del nostro stato: totale anarchia, nemmeno i generali sono riusciti a tenere a freno questa situazione.
Perché l'oblio in cui si è precipitati durante questi conflitti è tale che nulla possa reggersi in piedi. Qualsiasi tipo di produzione industriale è cessata, nessun armamento può essere fabbricato. Non esiste più alcuna forza lavoro, nemmeno per poter essere incatenata e schiavizzata: ci hanno provato con i rifugiati, con i disertori, con i prigionieri di guerra. Mi dissero che nulla è stato sufficiente: sospettano però che i ricchi, gli uomini importanti, stiano bene al sicuro lontano da qua. Dicono che seppure l'Europa intera sia crollata, e pare che all'epoca si stesse portando con se anche gli Stati Uniti, in Asia ci sia un vero e proprio paradiso.
Ma sono passati quasi due anni, è possibile, per quanto mi riguarda che metà globo sia stato completamente distrutto.
Chi combatte ancora, suppongo però siano i pochi civili rimasti o quello che rimane dei vecchi eserciti: sorvegliano le città, proteggono per le loro miserabili élite il poco che ancora rimane delle scorte utili a sopravvivere. Ovviamente più risibile diventa il malloppo, più cruenti si fanno tali scontri e suppongo ancora che siano al lastrico: sento boati tutti giorni da una settimana ormai. Già da prima che andassi via iniziò a farsi sempre più organizzato il traffico d'armi illegale: proprio per il mutare della moneta con cui le transizioni erano eseguite, divenne necessario scappare.
La fertilità era la moneta, le donne ancora capaci di procreare erano prese in ostaggio e costrette a gravidanze forzate, perché i neonati e i bambini erano impiegati come vero e proprio mezzo di scambio. Pare che le armi provenissero proprio da Oriente e li i nuovi nati e i bambini erano diretti. Penso ci voglia poca fantasia per non capirne il destino.
Vivo cercando di camuffare le mie forme femminili, ho solo abiti maschili, vecchie tute militari comunque, e taglio regolarmente i miei capelli con una lama che porto con me. Non vorrei destare alcun sospetto, non ho intenzione di venir rapita proprio adesso.
Tentativi in passato ci furono eccome: all'età di 15 anni, all'inizio dei primi scontri dovetti dire addio ai miei genitori, entrambi medici, costretti per obblighi militari a partire al fronte senza alcuna possibilità di rifiutare l'incarico pena l'uccisione. Venni allontanata anche io dalla mia città natale, i ragazzini come me erano affidati a degli istituti speciali gestiti dal Ministero della Difesa in collaborazione col Ministero dell'Istruzione: non era che un servizio offerto come sorta di consolazione per il distacco dalla propria prole. Erano nient'altro che orfanotrofi mascherati da scuole di alta formazione, paragonati addirittura alle più prestigiose università per qualità di studi e strutture, ma alla fine non eravamo nient'altro che pesi da mantenere di malavoglia sotto tutto quello strato di vivace propaganda.
Anche lì si infiltrarono le losche trame di una corruzione sempre più vivida, rendendo questi luoghi dei veri e propri centri di stoccaggio umano.
Era sempre meno raro non veder più qualcuno dei frequentanti e all'inizio non avevamo alcun motivo di porci domande sulla bontà della faccenda, temevamo. Il sistema era molto semplice, nemmeno troppo studiato, al di fuori dell'istituto non eravamo nessuno: l'unica premura loro era quella di non far scattare allarmismi. I rapimenti non erano altro che falsi colloqui. L'avevamo saputo ed io riuscii a fuggire in tempo. 
Da quel momento vissi pressoché in solitaria.