Il mattino è una trappola per topi: eccoti pronto ad essere stanato. Piuttosto i peggior
incubi sono solidi rifugi, infime zattere in cui la realtà può pure andarsene
alla deriva e io con lei. La realtà del risveglio è peggio della morte, peggio
di soffocare inermi come nei sogni più vividi. Ormai l'alba è arrivata con
tutti i suoi boati che ben presto hanno occultato le voci folli della mia
mente. Boati si, perché lontano da qui si combatte ancora, nonostante la fine
del 14° conflitto, gli echi di guerriglia giungono fin qua.
Avere idea di cosa sia rimasto qui è complesso, data l'impossibilità di comunicare con chi
dista più di qualche chilometro dal mio rifugio, ma tanto ormai dubito che
nella zona ci sia qualcuno da poter raggiungere, ovviamente in bici: unico
mezzo a mia disposizione. L'unica cosa certa, ultima notizia letta, è il
bollettino che ancora conservo nonostante il pessimo stato in cui purtroppo è
ridotto:
" In via definitiva interrompiamo per motivi di sicurezza ogni
rilascio di bollettini informativi a seguito dell'ordinanza della Corte
Militare. A seguito di ingenti perdite materiali non sarà più garantito il
servizio.
12-05-2011 "
2011, ormai 3 anni in fuga. Quasi due anni in cui i contatti con
profughi come me sono sporadici e sempre più. Ma in questi ultimi incontri sono
giunta a conoscenza della caduta di ogni istituzione del nostro stato: totale
anarchia, nemmeno i generali sono riusciti a tenere a freno questa situazione.
Perché l'oblio in cui si è precipitati durante questi conflitti è tale
che nulla possa reggersi in piedi. Qualsiasi tipo di produzione industriale è
cessata, nessun armamento può essere fabbricato. Non esiste più alcuna forza
lavoro, nemmeno per poter essere incatenata e schiavizzata: ci hanno provato
con i rifugiati, con i disertori, con i prigionieri di guerra. Mi dissero che
nulla è stato sufficiente: sospettano però che i ricchi, gli uomini importanti,
stiano bene al sicuro lontano da qua. Dicono che seppure l'Europa intera sia
crollata, e pare che all'epoca si stesse portando con se anche gli Stati Uniti,
in Asia ci sia un vero e proprio paradiso.
Ma sono passati quasi due anni, è
possibile, per quanto mi riguarda che metà globo sia stato completamente
distrutto.
Chi combatte ancora, suppongo
però siano i pochi civili rimasti o quello che rimane dei vecchi eserciti:
sorvegliano le città, proteggono per le loro miserabili élite il poco che
ancora rimane delle scorte utili a sopravvivere. Ovviamente più risibile
diventa il malloppo, più cruenti si fanno tali scontri e suppongo ancora che
siano al lastrico: sento boati tutti giorni da una settimana ormai. Già da
prima che andassi via iniziò a farsi sempre più organizzato il traffico d'armi
illegale: proprio per il mutare della moneta con cui le transizioni erano
eseguite, divenne necessario scappare.
La fertilità era la moneta, le
donne ancora capaci di procreare erano prese in ostaggio e costrette a
gravidanze forzate, perché i neonati e i bambini erano impiegati come vero e
proprio mezzo di scambio. Pare che le armi provenissero proprio da Oriente e li
i nuovi nati e i bambini erano diretti. Penso ci voglia poca fantasia per non
capirne il destino.
Vivo cercando di camuffare le mie
forme femminili, ho solo abiti maschili, vecchie tute militari comunque, e
taglio regolarmente i miei capelli con una lama che porto con me. Non vorrei
destare alcun sospetto, non ho intenzione di venir rapita proprio adesso.
Tentativi in passato ci furono eccome: all'età di 15 anni, all'inizio
dei primi scontri dovetti dire addio ai miei genitori, entrambi medici,
costretti per obblighi militari a partire al fronte senza alcuna possibilità di
rifiutare l'incarico pena l'uccisione. Venni allontanata anche io dalla mia città
natale, i ragazzini come me erano affidati a degli istituti speciali gestiti
dal Ministero della Difesa in collaborazione col Ministero dell'Istruzione: non
era che un servizio offerto come sorta di consolazione per il distacco dalla
propria prole. Erano nient'altro che orfanotrofi mascherati da scuole di alta
formazione, paragonati addirittura alle più prestigiose università per qualità
di studi e strutture, ma alla fine non eravamo nient'altro che pesi da
mantenere di malavoglia sotto tutto quello strato di vivace propaganda.
Anche lì si infiltrarono le losche trame di una corruzione sempre più
vivida, rendendo questi luoghi dei veri e propri centri di stoccaggio umano.
Era sempre meno raro non veder più qualcuno dei frequentanti e
all'inizio non avevamo alcun motivo di porci domande sulla bontà della
faccenda, temevamo. Il sistema era molto semplice, nemmeno troppo studiato, al
di fuori dell'istituto non eravamo nessuno: l'unica premura loro era quella di
non far scattare allarmismi. I rapimenti non erano altro che falsi colloqui.
L'avevamo saputo ed io riuscii a fuggire in tempo.
Da quel momento vissi pressoché in solitaria.

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