La balena.. è la balena bianca
che mi tuona in petto con un boato
denso di orrore e di terrore nero:
e la vedo squarciare il mare al largo,
così, guardandomi vitrea e fatale
che possa invader i miei occhi cupi.
Bianco l'esercito di elefanti
egli non crea cotanto disagio in terra
come il candido demonio marino
che si preserva sotto i legni nostri.
Anima non vive all'infuori di essi.
Tuona ancora la paura, ancora suona!
Mesto nella cassa mi si propaga
ed ogni qual volta, atroce l'errore,
l'onde violente scuotono le assi
mi si stringe che una noce 'l cuore.
Il mio destino, il massimo compito,
ciò che di più sublime m'appartien
e d'orgoglio che ne erigo insigna,
ciò per cui combatto, furia marina:
non urlarne il nome, non chiamarla mai,
solo per noi il dovere di presenza.
e m'immagino riflesso per chiaro,
nella limpidezza della tua pelle,
mi rivedrei, questo penso, in uno specchio..
Foto di Nicoletta Assaretti
lunedì 30 aprile 2012
domenica 22 aprile 2012
Instant
Life's getting so meaningless,
we're losing all pleasures.
where's solution?
Doubt, doubt..
Time flows away
as fast as winter sunset,
sliding behind my age
wasted, wasted..
I'm spitting words
no enchanted to tell,
you want to catch
them spotless sense:
there's only a instant
that streams so slowly,
fear and death
they never go fast
we're losing all pleasures.
where's solution?
Doubt, doubt..
Time flows away
as fast as winter sunset,
sliding behind my age
wasted, wasted..
I'm spitting words
no enchanted to tell,
you want to catch
them spotless sense:
there's only a instant
that streams so slowly,
fear and death
they never go fast
mercoledì 18 aprile 2012
Fluctus III - Lo specchio part 1
Sebben tenebra irrompa più di luce,
sebbene di sole vaga è la forma,
bianco si tende il filo del destino
che lega me e l’intrepida impresa.
Cullato che da un mesto dondolio,
dedico sguardi alle onde rancorose,
cosa vi irrita? il mio tragitto?
Questo rapido solcarvi la causa?
L’ospite non gradito si scaccia
Con ben altre maniere qui si dice.
Bianco il tuo livore mi parla adesso..
Soli si sta come picchi innevati
In questa piana marina senz’ombre
Benché una più cupa sua vien fatta
E limpido il mare in me si rispecchia..
sabato 7 aprile 2012
Architettura della felicità
Lei sorrideva seguendo quelle stupide teorie sul destino, le veniva da pensare, ma quel caldo modo così fermo di rendersi seriamente credibile le faceva girare un po' la testa, senza sapere cosa fosse quella sensazione. Ma non ne era dispiaciuta.
- No, ma non prendermi sulserio anche se io ci penso davvero a questo genere di cose. Adoro i fatti e come si combinano fra di loro. Mi piace vederne un'architettura precisa, così mi aiuto anche a non dimenticare. Io mica voglio dimenticarmi di te. -
La guardava con occhi colmi di preoccupazione, come se nel giro di un'ora non potesse più richiamarla nella sua mente, una volta andati via e separatisi. Non voleva distaccarsi da quella misteriosa architettura di fatti e di conseguenze che lo hanno portato a sedersi in quella panchina.
- Ma se proprio ci tieni posso darti il mio...numero. -
Rispose lei, goffamente in soccorso senza capire cosa intendesse lui.
- Non sarà il sentirti spesso che mi aiuterà a tenerti con me.. sarà l'inquadrarti in un determinato reticolo di avvenimenti, diretti o indiretti che siano, a renderti parte del mio schema. Arbitrariamente non otterremmo nulla, solo un percorso limitato da seguire pedissequamente, piccole tappe da raggiungere, sentirsi, uscire insieme... Non credo a questo genere di cose. -
Perplessa disse: - Non credi al normale modo di conoscersi di due normalissime persone? -
- No, non credo al modo ossessivo di cercarsi. Non sono le persone che decidono se son fatte per stare insieme, anche se talvolta possono essere più forti del destino compiendo sciocchezze, ma le volte in cui casualmente, senza alcuna ragione possibile, determinate strade anche per una minima quantità di tempo si sono sovrapposte.
Non sarà il tuo numero di telefono, oh no, mi basterà di nuovo incrociare i tuoi occhi sorpresi quando che ne so, fra un giorno, una settimana o tre mesi, saremo di nuovo qua in questa panchina. Non saremo ne io e ne tu a decidere quando, ma sapremo che sarà per lungo tempo. -
Se ne andò baciandola sulla fronte.
lunedì 2 aprile 2012
Si, no, forse
Si, no, forse. Rimango dondolando su queste tre possibilità. Nervosamente, che mal di mare, do uno sguardo al telefono, uno alla posta. Ma cosa dovrei fare? Distolgo lo sguardo e penso a me, poi a te, a me. Mi mancano le forze, ma non cedo. Cosa sei diventato? Un proiettile fra le mie meningi, un parassita. I pensieri si fanno circolari, ne divieni il fulcro e tutto ruota così veloce. Ne sono nauseata, un pugile mal concio, ma ancora dov'è il colpo di grazia? Non ho risposte, vorrei averne, ma non posso domandare. O si? O no? Forse..
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