La lira di Orfeo: Architettura della felicità

sabato 7 aprile 2012

Architettura della felicità


-Perdere il bus non era un evento così eccezionale nella consuetudine quotidiana, ma realizzare ciò che sarebbe capitato poco dopo, sarebbe stata l'eccezione più eccezionale a un'altra giornata data in pasto all'anonimato. Ci sono vie meravigliose che vanno aldilà dei percorsi tracciati, non si trovano sulle mappe, tanto meno negli stradari, ma ogni giorno le percorriamo. Non esistono percorsi sbagliati, esistono delle scelte da fare o da non prendere affatto o da considerare più avanti. Ne esistono destinazioni predefinite: tutto varia in tempo reale. Perciò, se prima la strada per casa mi sia stata impossibile percorrere, vedi sotto la voce "sciagurato ritardo", è possibile che mi si stia aprendo una strada in direzione di un'altra casa! Vedi come ragione questo destino dinamico? -
Lei sorrideva seguendo quelle stupide teorie sul destino, le veniva da pensare, ma quel caldo modo così fermo di rendersi seriamente credibile le faceva girare un po' la testa, senza sapere cosa fosse quella sensazione. Ma non ne era dispiaciuta.
- No, ma non prendermi sulserio anche se io ci penso davvero a questo genere di cose. Adoro i fatti e come si combinano fra di loro. Mi piace vederne un'architettura precisa, così mi aiuto anche a non dimenticare. Io mica voglio dimenticarmi di te. -
La guardava con occhi colmi di preoccupazione, come se nel giro di un'ora non potesse più richiamarla nella sua mente, una volta andati via e separatisi. Non voleva distaccarsi da quella misteriosa architettura di fatti e di conseguenze che lo hanno portato a sedersi in quella panchina.
- Ma se proprio ci tieni posso darti il mio...numero. -
Rispose lei, goffamente in soccorso senza capire cosa intendesse lui.
- Non sarà il sentirti spesso che mi aiuterà a tenerti con me.. sarà l'inquadrarti in un determinato reticolo di avvenimenti, diretti o indiretti che siano, a renderti parte del mio schema. Arbitrariamente non otterremmo nulla, solo un percorso limitato da seguire pedissequamente, piccole tappe da raggiungere, sentirsi, uscire insieme... Non credo a questo genere di cose. -
Perplessa disse: - Non credi al normale modo di conoscersi di due normalissime persone? -
- No, non credo al modo ossessivo di cercarsi. Non sono le persone che decidono se son fatte per stare insieme, anche se talvolta possono essere più forti del destino compiendo sciocchezze, ma le  volte in cui casualmente, senza alcuna ragione possibile, determinate strade anche per una minima quantità di tempo si sono sovrapposte.
Non sarà il tuo numero di telefono, oh no, mi basterà di nuovo incrociare i tuoi occhi sorpresi quando che ne so, fra un giorno, una settimana o tre mesi, saremo di nuovo qua in questa panchina. Non saremo ne io e ne tu a decidere quando, ma sapremo che sarà per lungo tempo. -
Se ne andò baciandola sulla fronte.

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