La lira di Orfeo: Fluctus: II - Il coraggio del viaggio

venerdì 30 marzo 2012

Fluctus: II - Il coraggio del viaggio


Cos'è il coraggio se non capire
quanta paura morda il petto dolente
che incolore segue la bianche vele?
Rossi occhi infuacati, non è il sale
a donare vermiglio ma l'addio
al porto nebbioso che spira già via.
Bianca in stasi la bandiera ammainata
al collo d'ognuno di noi tutti,
lividi di freddo ti andiamo incontro
varco nel buio, passaggio perduto!
Lenti scivoliamo nel tuo baratro.

Nemmeno il sol ci grazia di dolcezza
astante noi ma dal tiepido peplo,
ne saggiamo la timida presenza
per i luccichii sparsi nel ciano mar,
sì placido, senza tumulti, piano,
spezzando com il gentile soltizio
placa i furenti venti, lui mi quieta
replicando in me quella stessa grazia
ch'affianco a noi si staglia ben chiara
battezzando della stessa sostanza
i nostri animi, qual beltà si compie!

Come ci parea livido e tiranno
a noi inesperti prima di salpar,
docile mezzo che or ci culla in grembo,
come corrode in me ogni mio timore,
clastico erodi, sfidi la ragione
ma ben so in qual infero mi conduci,
l'ignoto, navigare necesse,
noi partimmo, si, forse mai più casa,
-cos'è il nido o questa sottile scia?-
Ma quando il fato si fa puro fatto
il cercar il vero è ragion stessa.

Trascinati noi senza scampo, oppressi
da un volere che parea nefasto
riscopriamoci folli in questo volo,
di ciò che lasciammo mai più miseria,
abbiatene precaria la memoria,
ecco qua la nostra nuova dimora.
Ma non vi paia strano il vuoto immenso,
-acqua, acqua, dove mai andò via la terra?-
ma un cuor nostalgico, ma equiparate
a questa viva libertà marina
la vita limitata a terraferma?

Nessun commento:

Posta un commento