giovedì 13 settembre 2012

Mi è capitato anni orsono di veder tramonti che sembravano non terminar più: certi finali prendono troppo tempo. Come quando in cuor tuo decidi di coltivare ancora un amore sdradicato e appassito. Già, certo che tornerà indietro. Come quando vorresti che il sole si trattenga di più sul filo dei tuoi occhi, ma poi invece scivola via, calando così la notte. Un immensa pausa

Lasciami qualche rosa



Lasciami qualche rosa
sul ciglio della notte,
non più come un dolce amante
ormai, che sono per te?
Un cimelio funerario

Nessun languido ricordo
veglia queste lenzuola,
mentre chissà quale dea
prolunga la mia pena
tardandone l'alba.

Fosse facile trovar ristoro
in questa marmorea lastra,
seppur vanamente la gioia
richiamo nei miei lidi.
Il primo petalo è gia caduto



martedì 7 agosto 2012

Basta un battito


Se è vero che basti un battito di cuor
per disegnarci,
già è ver che io con te divengo un dipinto
senza che tu possa saperne l'arte.
Tu mi adorni e non sai.

martedì 10 luglio 2012

Calipso


Brulica di venti lontani il pelago
che a notte giunge a quiete
rasserenato dal refrigerio lunare.

Nota che stelle in su la volta,
quasi si mesciano al tuo pianto:
Calipso, guarda che perle
ti scorrono ad abbellire il volto
in uno strascico malinconico,
pallido come la lunga scia bianca
della nave fra i morosi.

Vane premure, lui andò via
ch'al cuor non gli si dona nulla
per corromper l'antica fiamma,
non l'immoratlità: fato non è
senza la fatalità della morte.
Non vi è ricordo nel perdurar
l'esistenza in vita.

Dolce Calipso, non mirar il mar
s'ai flutti del cuor non desisti

martedì 29 maggio 2012

Mazzo di fiori

- Non sembri star bene questa sera.
- No affatto, penso..
- Pensi? Non mi vorrai dire che?
- Già, lei..
Non era semplice ammetterlo, nemmeno dopo qualche sorsata di amaro.

- Mi sento aggredito, mi sento inutilmente scosso. Ma cosa vuole da me? Ha idea di dove sarò già da domani?
- Non parli di lei, parli di lui.
- Si, mettiamola così. Diciamo che il vero problema molto probabilmente è lui, lei non so. Ma si, anche lei!
  Me lo merito sulserio tutto questo? Io credo di esser sempre stato abbastanza chiaro riguardo il nostro futuro
  o meglio, riguardo tutto ciò che ha impedito di crearci un futuro. Non è andata, è un treno che non è voluto  partire! Diciamo si trattava di un treno che sarebbe partito volentieri se nella stazione non fossero mancati binari,  elettricità.. Vorrei avere comunque una discreta libertà per parlarci, scambiare qualche idea. Lo sai bene, lo sai come sono  io, può stare con chi vuole, non sono qui a rubare ragazze altrui.  Secondo te dovrei
parlare direttamente con lui? Da uomo a uomo?

- Finiscila, non essere ridicolo. Nelle discussioni il tuo buon senso è raccapricciante, così fottutamente corretto che risulterebbe stucchevole. Non è proprio da uomini una cosa del genere. Caro amico, hai tutte le ragioni del mondo per ritagliarti il tuo piccolo rapporto con lei, per quanto sia innocente, ma arrenditi: le regole purtroppo non le fai certo tu. Lui la ama, lei ama lui. Accettalo e fatti da parte. Hai avuto la tua occasione? Peccato, ti sei messo a fare calcoli matematici nel campo sbagliato. Sarai pure intelligente, conosci bene il rapporto di causa-effetto, ma non sei mica un indovino! I temerari non sono sciocchi: sanno cambiare le previsioni. Tu sei solo uno di quei tanti che vorrebbe salire all'ultimo sulla metropolitana ma ci rinuncia, terrorizzato dall'idea di rimanere incastrato fra le porte. Sei un codardo.

-  Posso mandarle almeno un mazzo di fiori?




lunedì 28 maggio 2012

Ma chi passa?


quasi che il mondo si fermasse stasera,
dietro un, come dir si voglia,
pacato senso di sconclusone,
non leggo nulla o sbaglio?
Ma che ci vuoi fare,
qui cosa vuoi che traspaia?
Mi raggiro da sola,
con qualche straordinario messaggio
che proviene da un passeggiar
rapido di docili pensieri!
ma seppur mi credo
che nulla è fermo nel suo scorrere,
io mica mi accorgo chi sta passando..


martedì 22 maggio 2012

Viaggio


e viene dal profondo,
dal fondo del mare,
da dentro di noi.
Un ombra mostruosa
di lieve pallore,
non guardarti indietro
marinaio
non c'è sole che arde
in mezzo all'oceano,
sei solo tu e la tua vela.
Non scappare marinaio,
guarda avanti, anche se temi.
spira dolce
come la luce delle lucciole,
è un vento sottile
mentre l'ombra avanza,
si tinge di campi fioriti
questa brezza leggera,
anche s'avanza ben altra certezza..
tesa la vela, teso il tuo viso:
ma non voltarti a guardar la scia.
Non vedi? Che filo è
ciò che si spezza
e si infrange fra i flutti?



lunedì 30 aprile 2012

Fluctus III - Lo specchio part2

La balena.. è la balena bianca
che mi tuona in petto con un boato
denso di orrore e di terrore nero:
e la vedo squarciare il mare al largo,
così, guardandomi vitrea e fatale
che possa invader i miei occhi cupi.
Bianco l'esercito di elefanti
egli non crea cotanto disagio in terra
come il candido demonio marino
che si preserva sotto i legni nostri.
Anima non vive all'infuori di essi.


Tuona ancora la paura, ancora suona!
Mesto nella cassa mi si propaga
ed ogni qual volta, atroce l'errore,
l'onde violente scuotono le assi
mi si stringe che una noce 'l cuore.
Il mio destino, il massimo compito,
ciò che di più sublime m'appartien
e d'orgoglio che ne erigo insigna,
ciò per cui combatto, furia marina:
non urlarne il nome, non chiamarla mai,
solo per noi il dovere di presenza.

e m'immagino riflesso per chiaro,
nella limpidezza della tua pelle,
mi rivedrei, questo penso, in uno specchio..



Foto di Nicoletta Assaretti




domenica 22 aprile 2012

Instant

Life's getting so meaningless,
we're losing all pleasures.
where's solution?
Doubt, doubt..


Time flows away
as fast as winter sunset,
sliding behind my age
wasted, wasted..

I'm spitting words
no enchanted to tell,
you want to catch
them spotless sense:

there's only a instant
that streams so slowly,
fear and death
they never go fast






mercoledì 18 aprile 2012

Fluctus III - Lo specchio part 1


Sebben tenebra irrompa più di luce,
sebbene di sole vaga è la forma,
bianco si tende il filo del destino
che lega me e l’intrepida impresa.
Cullato che da un mesto dondolio,
dedico sguardi alle onde rancorose,
cosa vi irrita? il mio tragitto?
Questo rapido solcarvi la causa?
L’ospite non gradito si scaccia
Con ben altre maniere qui si dice.
Bianco il tuo livore mi parla adesso..

Soli si sta come picchi innevati
In questa piana marina senz’ombre
Benché una più cupa sua vien fatta
E limpido il mare in me si rispecchia..



sabato 7 aprile 2012

Architettura della felicità


-Perdere il bus non era un evento così eccezionale nella consuetudine quotidiana, ma realizzare ciò che sarebbe capitato poco dopo, sarebbe stata l'eccezione più eccezionale a un'altra giornata data in pasto all'anonimato. Ci sono vie meravigliose che vanno aldilà dei percorsi tracciati, non si trovano sulle mappe, tanto meno negli stradari, ma ogni giorno le percorriamo. Non esistono percorsi sbagliati, esistono delle scelte da fare o da non prendere affatto o da considerare più avanti. Ne esistono destinazioni predefinite: tutto varia in tempo reale. Perciò, se prima la strada per casa mi sia stata impossibile percorrere, vedi sotto la voce "sciagurato ritardo", è possibile che mi si stia aprendo una strada in direzione di un'altra casa! Vedi come ragione questo destino dinamico? -
Lei sorrideva seguendo quelle stupide teorie sul destino, le veniva da pensare, ma quel caldo modo così fermo di rendersi seriamente credibile le faceva girare un po' la testa, senza sapere cosa fosse quella sensazione. Ma non ne era dispiaciuta.
- No, ma non prendermi sulserio anche se io ci penso davvero a questo genere di cose. Adoro i fatti e come si combinano fra di loro. Mi piace vederne un'architettura precisa, così mi aiuto anche a non dimenticare. Io mica voglio dimenticarmi di te. -
La guardava con occhi colmi di preoccupazione, come se nel giro di un'ora non potesse più richiamarla nella sua mente, una volta andati via e separatisi. Non voleva distaccarsi da quella misteriosa architettura di fatti e di conseguenze che lo hanno portato a sedersi in quella panchina.
- Ma se proprio ci tieni posso darti il mio...numero. -
Rispose lei, goffamente in soccorso senza capire cosa intendesse lui.
- Non sarà il sentirti spesso che mi aiuterà a tenerti con me.. sarà l'inquadrarti in un determinato reticolo di avvenimenti, diretti o indiretti che siano, a renderti parte del mio schema. Arbitrariamente non otterremmo nulla, solo un percorso limitato da seguire pedissequamente, piccole tappe da raggiungere, sentirsi, uscire insieme... Non credo a questo genere di cose. -
Perplessa disse: - Non credi al normale modo di conoscersi di due normalissime persone? -
- No, non credo al modo ossessivo di cercarsi. Non sono le persone che decidono se son fatte per stare insieme, anche se talvolta possono essere più forti del destino compiendo sciocchezze, ma le  volte in cui casualmente, senza alcuna ragione possibile, determinate strade anche per una minima quantità di tempo si sono sovrapposte.
Non sarà il tuo numero di telefono, oh no, mi basterà di nuovo incrociare i tuoi occhi sorpresi quando che ne so, fra un giorno, una settimana o tre mesi, saremo di nuovo qua in questa panchina. Non saremo ne io e ne tu a decidere quando, ma sapremo che sarà per lungo tempo. -
Se ne andò baciandola sulla fronte.

lunedì 2 aprile 2012

Si, no, forse

Si, no, forse. Rimango dondolando su queste tre possibilità. Nervosamente, che mal di mare, do uno sguardo al telefono, uno alla posta. Ma cosa dovrei fare? Distolgo lo sguardo e penso a me, poi a te, a me. Mi mancano le forze, ma non cedo. Cosa sei diventato? Un proiettile fra le mie meningi, un parassita. I pensieri si fanno circolari, ne divieni il fulcro e tutto ruota così veloce. Ne sono nauseata, un pugile mal concio, ma ancora dov'è il colpo di grazia? Non ho risposte, vorrei averne, ma non posso domandare. O si? O no? Forse..

venerdì 30 marzo 2012

Fluctus: II - Il coraggio del viaggio


Cos'è il coraggio se non capire
quanta paura morda il petto dolente
che incolore segue la bianche vele?
Rossi occhi infuacati, non è il sale
a donare vermiglio ma l'addio
al porto nebbioso che spira già via.
Bianca in stasi la bandiera ammainata
al collo d'ognuno di noi tutti,
lividi di freddo ti andiamo incontro
varco nel buio, passaggio perduto!
Lenti scivoliamo nel tuo baratro.

Nemmeno il sol ci grazia di dolcezza
astante noi ma dal tiepido peplo,
ne saggiamo la timida presenza
per i luccichii sparsi nel ciano mar,
sì placido, senza tumulti, piano,
spezzando com il gentile soltizio
placa i furenti venti, lui mi quieta
replicando in me quella stessa grazia
ch'affianco a noi si staglia ben chiara
battezzando della stessa sostanza
i nostri animi, qual beltà si compie!

Come ci parea livido e tiranno
a noi inesperti prima di salpar,
docile mezzo che or ci culla in grembo,
come corrode in me ogni mio timore,
clastico erodi, sfidi la ragione
ma ben so in qual infero mi conduci,
l'ignoto, navigare necesse,
noi partimmo, si, forse mai più casa,
-cos'è il nido o questa sottile scia?-
Ma quando il fato si fa puro fatto
il cercar il vero è ragion stessa.

Trascinati noi senza scampo, oppressi
da un volere che parea nefasto
riscopriamoci folli in questo volo,
di ciò che lasciammo mai più miseria,
abbiatene precaria la memoria,
ecco qua la nostra nuova dimora.
Ma non vi paia strano il vuoto immenso,
-acqua, acqua, dove mai andò via la terra?-
ma un cuor nostalgico, ma equiparate
a questa viva libertà marina
la vita limitata a terraferma?

giovedì 29 marzo 2012

Fluctus: I - All' alba del Fato


Non restan che tremanti fiati al dì
del mio distacco, tuonanti le onde
rammentano al cuor ciò di cui è sapio
ed in me ne rende l'eco ben cupo.
Non render liete l'ultime luci
ch'all'alba del misfatto non debba
risuanare carica d'angoscia
la nostalgia del nido caro e quieto,
del dolce gusto, ma invece sferzante
salati le fauci a richiamar danno:
certa è la morte più del ritorno.

Bianche ci s'affiancano di lutto,
candide come ossa, le nostre donne,
con volti privi delle lor postille,
sbiadite dall'uniforme maschera
terrificata: piangiate l'eroe
solo se ai mal suoi non vi è rimedio!
Ma sì cupe come vespri celati,
come fosse il fiore su una lapide.
il lor bacio vuoto si recano a dar,
Giunse la fine, vestita da inizio,
colore di lebbra, senza sorriso.

E muti piangiamo al suono di chiesa,
mesti che morte arrivano i rintocchi,
non c'è più speranza, o filo di vento
solo l'ultimo saluto ai vivi
e alle materne mani allevatrici
che pietose cedono ai loro cristi
la fatal via del dovere supremo.
Le stelle, care ai marinai, tessono
improbabili le trame nei solchi
celesti riflettendosi nel mare,
scrigno impenetrabile di uman fato.

Così apro tale stanza, chiedendo
se mai mille strade s'intrecciaron
confondendo i pian dei percorritori?
 s'ivver che l'onde di noi imago
rendesi riflesso, marin sostanza
incauta genitrice a noi diviene,
s'ivver che d'ampia prole, madre
d'ognuno mai il passo scorda in mente
allor qua m'è certo, ch' il fato mio
nelle membra secrete ancor si cela
protetto gentil all'altrui cospetto.    

lunedì 19 marzo 2012

Disparità

Il cielo della notte solidarizza con me: nessuna stella, nessuna luna. La solitudine lo accompagna. M'attardo nel cammino verso casa, contando i passi per distogliere la mente dalle sue diatribe, mi accorgo siano diciassette: anche i miei piedi non spartiscono la via equamente, uno ha voluto di più, l'altro si è arreso a prender meno. Ma che ragionamenti faccio? Oggi, nemmeno al termine della giornata, so darmi pace.
Eravamo a un passo, ma su un piede si sta male, perciò decidemmo di indietreggiare. Che idiozia, ma come siamo lontani ora? Nella foga di raggiungerci abbiamo calibrato il passo in modo errato, arrivando con tempismo discutibile al punto di stasi perfetta, piantati uno innanzi l'altra con le piante ben radicate al suolo, eretti senza sbavature. Ma no, un piede vuole di più, l'altro meno. Uno s'incaglia dietro, l'altro preme in avanti e pur di non perdere l'equilibrio ci siamo privati di quella piccola conquista. Possiamo rimediare?
Mi ritrovo con in mano poco più di un bozzo di cuore e i miei vestiti ammucchiati: mi ritrovo solo e nudo, in un letto di cui mi basta la metà. Dico è strano che quando si è soli non si è abbastanza nemmeno per se stessi,  ma sentivi che sarei stato di troppo anche se fossimo stati solo noi due. Non è matematica, è giusto un opinione questa disparità..



venerdì 16 marzo 2012

La partenza


Giunse l' or ch' affanna l' addio
all' intrepido viaggiator notturno,
ch' al calar del sol deciso parte,
ma allo scorgere del vermiglio vespro
in cor nostalgia li si move presto,
come a me, coi piedi in sentier battuto
ma la mia mente in altro loco passa.
Così piccolo dono, profumata
ghirlanda che di lilium si adornava
là, al di sopra della sua lapide
le lasciai, poco prima d'andar via.
Attendi lontan confine a ponente,
ove 'l mar cinge a il sol morente

facente così d' ultimo ospizio
fin alla prossima resurrezione,
non tarderò a giunger pur io da te,
affondando nei tuoi possenti flutti
per varcar l' eterne porte dell' Ade.



Tratta dal libro "Orfeo"   http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=597006




Foto di Nicoletta Assaretti



lunedì 12 marzo 2012

Relitti

Vi sono marinai per cui la terra resta lo scoglio da evitare, mentre per altri un lieto rifugio in cui restare. Per costoro dove risiede il coraggio del salpare? Spesso rimane incagliato in qualche porto, abbandonato ai climi. Non c'è peso più grande di abbandonare la nave, come abbandonare la propria sete di salmastro, soppiantata dal quieto vivere, dalla negazione dell'azione. Meno vele a tracciare il distacco fra cielo e mare, ma dove state andando? Non che io sia meglio, ai limiti di un molo, preoccupandomi di rimandare. Senza dimenticare le onde ci riportano
indietro i pensieri come fossero relitti.

martedì 31 gennaio 2012

Cigli lontani

T'ho aspettato sui cigli lontani
nei quali il cuore a picco
osserva il baratro ai miei piedi.
Dolce l'attesa, come il mare
taluni dicono, leviga
insistente quest'infimo orlo
che conduce al vuoto
plumbeo e marino.

I waited you
on brows so far
where my heart
peers quite the chasm
under my feet.
oh waiting,
as sweet as sea,
some might say,
it smooths down
persisting
this lowest edge
that leads me to
leaden and marine
void. 



domenica 8 gennaio 2012

Lontani, vicini, lontani

Scorrevano i pensieri come i filoni d'alberi che accompagnavano i lati della sua auto: l'aveva appena lasciata all'aeroporto con un arrivederci che bruciava ancora in mezzo al petto. Ancora una volta fra le nubi del cielo si dividevano i loro destini. Il peso delle promesse diventava sempre più opprimente, non riusciva a credere che il suo cuore potesse mantenere un tale peso. In un gioco di gravi in cui non si trova mai l'equilibrio non bisogna rimaner stupiti se si rimane con in mano un moncone di corda: il loro legame non era da meno, gli eccessivi stiramenti avevano deformato il suo cuore. Se un addio è un taglio netto, l'arrivederci è una pugnalata non affilata. Forse avrebbe preferito una fine drastica, ma in quella serie di filamenti che ancora lo tenevano legato era certo si nascondesse qualche arteria vitale, un cavo prezioso che tenesse in vita ambedue, che per questo non meritava di esser tranciato. Se lo sarebbe portato appresso, fin dove sarebbe dovuto andare lui, che non era più casa loro.
Poi non vide che un faro.
La musica nelle sue orecchie filtrò piacevole, una musica, però, che riconosciuta, scagliò in un'ondata di nostalgia  la sua povera vita in un oceano di ricordi che passava proprio per quella strada che stava percorrendo che non era più buia ma illuminata a giorno. Un qualsiasi giorno d'estate. Rivide i suoi genitori ringiovaniti accanto a lui, punzecchiandolo per la destinazione non gradita, rivide non più i campi immersi nella notte ma docili colline arse dal sole e le pale eoliche che parevano indicargli la strada. La sua infanzia, perchè si trovava lì? Rivide il mare scorrere di nuovo accanto a lui, senza sapere perchè ne potesse sentire l'odore nonostante i vetri alzati e come potesse assaporarne la salinità. Presto però s'accorse che si trattava delle sue lacrime che irrorando il viso giunsero sulle sue labbra. Quante volte aveva percorso quella strada incoscente di ciò che gli stava attorno, ora tutto il significato celato s'abbatteva su di lui in attimi intensi come una vita vissuta per intero. Centrava ancora lei, lei centrava sempre perchè, in fin dei conti, si è sempre trovava sulla sua strada fin da quando era piccolo, senza contare quante volte si saranno potuti incontrare senza sapere chi fossero l'un l'altro e poi chissà, decidere di percorrerla insieme nello stesso istante, nonostante nell'arco della sua vita si trovasse in luoghi così distanti da precludere ogni possibilità di contatto.
Lontani, vicini, lontani: la vita è sempre questione di distanze.
Talvolta certi fili divengono più corti avvicinando le persone, o più lungi, ma non credo si spezzino mai per quanto sia lunga questa vita ci sarà sempre occasione di diminuir le distanze fra le persone. Apparentamente tagliamo i ponti, drasticamente interrompiamo contatti, ma se una persona risulta importante non srai mai tu a decidere se rescindere o farla andare via, non fisicamente parlando.
Era certo in questo nuovo vortice di pensieri che in fin dei conti, le distanze fisiche non contassero per le persone, erano certamente altre quelle che influivano. In un istante tutta la storia della sua vita che nel frattempo si manifestava quasi come un ripasso, svanì in un'altro faro di luce: era l'insegna del bar che sta sotto a casa sua, segno che inspiegabilmente giunse a casa.
Nessuna cesoia in mano: seppur milioni di Km si fossero frapposti, seppur sarebbero stati ancora più lontani, sapeva e aveva capito che un domani sarebbero stati nuovamente vicini.