Non sono dolci questi flutti?
Non senti il legno cedere
divorato ciecamente
dal fragore delle onde?
Una vela che cade,
il copricapo della disfatta,
com'è lieto il bianco
in questo oscuro abisso
che si colora di salsedine!
Non vedi che sola acqua,
acqua profonda di nulla
e nel nulla solo un eco,
son le sirene a chiamarti
o la pioggia che scroscia?
Dolgono le labbra
umidamente arse
di quest'illusione liquida,
sacrosanto veleno vitale,
guarda come danzano vivi
mentre a stento galleggi
fra tutti questi relitti limosi.
La corrente, la senti nelle gambe
o forse un macigno nascosto?
Improbabile moto non nego
esser sospinto verso il basso,
non vedi l'orizzonte tremulo
che scompare pari con te?
lunedì 30 maggio 2011
5 confusissimi minuti
Camminando spedito, trapassando la strada e la piazza, non si curava assolutamente di ciò che gli correva affianco, nemmeno delle auto che da li a poco avrebbero potuto investirlo in quell' incosciente tragitto. Ribollivano gli occhi fissi che, bucando con minaccioso aspetto l'oscurità,
si avvinghiavano al suo obiettivo distante solo la navata della chiesa antistante. Il silenzio più assoluto assordava le sue orecchie, ma nessuno effettivamente taceva: si era completamente
estraniato contemplando la sua mente deserta e le vene arse da una rabbia di arsenico.
Dall'altra parte della strada i suoi amici lo fissavano persi nello stupore e nello spavento, ma nessuno aveva il coraggio di puntarsi davanti a lui e riportarlo al senno, era ormai a briglia sciolta. Era sfuggito via dopo ogni tentativo di rabbonimento, non era bastato ciò per contenerlo.
-" Ma è questo il modo di comportarsi? Peggio dell'asfalto, vorrebbe essere le sue scarpe. Questa è ossessione! Mi sono stufato, io la prendo, la riporto qui, la stacco dalle sue mani!"
Diceva così, agitandosi sulla sedia d'acciaio mentre tentava invano di portarsi il bicchiere alle labbra, interrotto continuamente dal suo stesso flusso di parole, più fluido che mai, aiutato dalle precedenti consumazioni, trasformandolo in un capace oratore. Lucido proseguiva:
- " Non voglio apparire sempre per quello ficcanaso, il rompiscatole, ma anche questa volta non posso certamente tirarmi indietro, la vediamo così poche volte e dobbiamo assurdamente condividerla con chi, cosa? Non so nemmeno come sia possibile catalogarlo!" - " Lucio, vedi di rilassarti, sono sicuro che se ne andrà nuovamente, come ha fatto prima, come ha già fatto altre volte, Rachele lo manderà via." Pareva un attimo tranquillizzatosi, più per arrendevolezza che non per la certezza di ciò che sarebbe accaduto, sapeva che non sarebbe stato così semplice sbarazzarsi di Matteo, il parassita che stordiva Rachele, ormai da parecchio tempo. Si vedevano da più di un anno, tutto regolare, i soliti alti e bassi di coloro che hanno vite abbastanza differenti: lei ancora impegnata sui libri, lui nullafacente con assurde pretese sul tempo di lei. Aumentava così lo stress, continui problemi su ogni fronte: la salute, lo studio, le amicizie. Sembrava ormai una barchetta alla deriva, una vela fra le onde che a stento si reggeva fra i violenti flutti, si chiedevano sempre più quanto avrebbe resistito, ancora di più desideravano che si lasciassero, stufi del disfacimento di Rachele. Era uno di quei periodi in cui tentava di riprendersi la sua indipendenza, lo mollava, lo scacciava come si mandano via le mosche e lui, proprio come le mosche, ritornava regolarmente svolazzandole in maniera molesta attorno. Come quella sera.
Si ripeteva che sarebbe potuto divenire il motto per una prossima pubblicità di insetticidi,
era sicuro Lucio di poterlo debellare con la semplicità con cui si può compiere un genocidio sulle formiche e ne intonava il possibile jingle dall'improbabile melodia agli amici presenti.
Si voltò verso gli ex amanti stavano litigando, mutando rapidamente di espressione si accorse che erano spariti: eccoli che si allontanavano rapidamente, lei sotto gli spintoni di lui senza difese e senza troppa resistenza. Senza che se ne accorgesse era già in piedi, con lo sguardo scuro di umore e un rossore sparso per il volto, ed ora già dall'altra parte della strada, quasi a un battito dall'amica in ostaggio.
Rapido si sentì un botto che scosse l'aria attorno, una vasiera rotta emetteva i suoi cumuli di terra spargendoli sul corpo accasciato di Matteo: un sopracciglio spaccato testimoniava l'importanza del pugno ricevuto da Lucio, che inferocito gli si era scagliato. Rachele sotto shock impietrita guardava la scena, da una parte spaventata da questo culmine violento e dall'altra tranquillizzata dal sentirsi ora al sicuro, lontana dalle mani del suo molestatore.
-" Alzati infame senza virilità, alzati se hai il coraggio di sfidare un tuo pari, non una donna! Ti dovrebbero spezzare le braccia." Ripresosi dallo stupore del colpo ricevuto, infidamente Matteo impugna uno dei cocci della vasiera e si rialza puntando il viso del ragazzo che lo aveva offeso non riuscendolo a colpire la prima volta, ma successivamente, quando giunse il resto del gruppo per riportare in salvo prima Rachele e poi separare i due, approfittando della disattenzione di Lucio occupandosi con lo sguardo delle condizioni della ragazza.
Non vi era che il sangue, i suoi occhi indistintamente non videro che quello. Un altro assalto stava preparando, mezzo sfinito per il colpo ricevuto, ma lo recuperarono appena in tempo. Non i suoi amici, ma la polizia, che caricati i due lottatori, svanì infondo alla via interrompendo anche il suono della propria sirena.
domenica 29 maggio 2011
Non vi è amore sotto i lividi
Non vi è amore sotto i lividi,
nessun frutto dolce,
non creder a chi s'ostina
a venderti ferite,
necessaria condizione
e giusta scusa di tormento.
Ammutolisci
chi s'avvale come inno
dell'erosione,
dell'avvilimento
del cuore una carcassa.
Barricate senza terra,
lettere sgualcite
e petali avvizziti,
s'alza una carezza
e tutti scappano smarriti.
nessun frutto dolce,
non creder a chi s'ostina
a venderti ferite,
necessaria condizione
e giusta scusa di tormento.
Ammutolisci
chi s'avvale come inno
dell'erosione,
dell'avvilimento
del cuore una carcassa.
Barricate senza terra,
lettere sgualcite
e petali avvizziti,
s'alza una carezza
e tutti scappano smarriti.
Audrey Kawasaki.
Come possiamo definire i temi che caratterizzano le sue opere senza cadere in continue contraddizioni?
Si mescolano gli opposti amalgamandosi come i colori ad olio che utilizza,
regalando a colui che gode delle sue opere di contrastanti emozioni.
L'erotismo che si mescola con l'innocenza infantile, così attrattiva ma che allo stesso tempo
disturbante. Una seduzione malinconica che dagli occhi fatati delle sue giovani donne
penetra fin infondo a chi ricambia il loro sguardo.
Figure evanescenti non più tracciate nella tela, ma impresse nella corposità del legno:
fragilità e solidità fuse assieme.
Manga e art nouveau, oriente e occidente.
Si mescolano gli opposti amalgamandosi come i colori ad olio che utilizza,
regalando a colui che gode delle sue opere di contrastanti emozioni.
L'erotismo che si mescola con l'innocenza infantile, così attrattiva ma che allo stesso tempo
disturbante. Una seduzione malinconica che dagli occhi fatati delle sue giovani donne
penetra fin infondo a chi ricambia il loro sguardo.
Figure evanescenti non più tracciate nella tela, ma impresse nella corposità del legno:
fragilità e solidità fuse assieme.
Manga e art nouveau, oriente e occidente.
Da segnalare le sue nuove creazioni, delle dolcissime bambole in feltro:
Per chi fosse interessato ecco il suo blog personale:
sabato 28 maggio 2011
venerdì 27 maggio 2011
Kate MacDowell
Citando C.S. Lewis:
“Non vogliamo, soltanto, vedere la bellezza. Vogliamo qualcos’altro che a stento può essere messo in parole, essere unito alla bellezza che vediamo, passarci dentro, riceverla per poterci bagnare e diventarne parte.”
Storie che si intrecciano nell'ormai radicato binomio uomo natura, storie inquietanti che prendono
vita attraverso la porcellana. Un solo monito: stiamo distruggendo la natura.
Un possente messaggio che passa attraverso le sue sculture, glaciali, avvolte da un sottile strato di neve, cristallizzate in una tormenta. Personaggi fiabeschi, di qualche regno sperduto, che paiono spezzarsi da un momento all'altro in questa gelida fragilità, proprio come il rapporto conviviale fra noi stessi e il mondo che ci circonda, sempre più prevaricato dall'ingerenza umana.
Si dissigillano davanti le sue opere e cogliendone il messaggio che per l'etere si propaga.
Trovatela qua:
http://www.katemacdowell.com/
“Non vogliamo, soltanto, vedere la bellezza. Vogliamo qualcos’altro che a stento può essere messo in parole, essere unito alla bellezza che vediamo, passarci dentro, riceverla per poterci bagnare e diventarne parte.”
Storie che si intrecciano nell'ormai radicato binomio uomo natura, storie inquietanti che prendono
vita attraverso la porcellana. Un solo monito: stiamo distruggendo la natura.
Un possente messaggio che passa attraverso le sue sculture, glaciali, avvolte da un sottile strato di neve, cristallizzate in una tormenta. Personaggi fiabeschi, di qualche regno sperduto, che paiono spezzarsi da un momento all'altro in questa gelida fragilità, proprio come il rapporto conviviale fra noi stessi e il mondo che ci circonda, sempre più prevaricato dall'ingerenza umana.
Si dissigillano davanti le sue opere e cogliendone il messaggio che per l'etere si propaga.
http://www.katemacdowell.com/
Bloodbath McGrath
Artista pop-surrealista californiana, riversa nei suoi lavori la passione
per il lato oscuro della vita e della fantasia, fascinazione scaturita dal
rapporto conflittuale che da sempre ha avuto con la rigida educazione
religiosa impartita dai genitori, come lei stessa ammette.
Eleganza e retrò si fondono perfettamente al macabro e al bizzarro,
dando vita a creature particolari e gotiche, al confine tra raffinatezza
e malattia, senza però lasciar prevalere il lato malinconico che da tali
creazioni ci si aspetta, addolcendo tutto con una sorta di gioiosa
irriverenza.

per il lato oscuro della vita e della fantasia, fascinazione scaturita dal
rapporto conflittuale che da sempre ha avuto con la rigida educazione
religiosa impartita dai genitori, come lei stessa ammette.
Eleganza e retrò si fondono perfettamente al macabro e al bizzarro,
dando vita a creature particolari e gotiche, al confine tra raffinatezza
e malattia, senza però lasciar prevalere il lato malinconico che da tali
creazioni ci si aspetta, addolcendo tutto con una sorta di gioiosa
irriverenza.

Opere che appaiono bestiari dell'orrido, abbracciando in sé la concezione di elemento naturale
e di detrito proveniente dal consumismo dell'uomo moderno. Improbabili amici immaginari,
animali freak resi antropomorfi e racchiusi in un'atmosfera che ricordo le slide-show degli anni '40.
Vi invito a proseguire la scoperta di quest'artista presso il sito:
Kookai, i gabbiani.
Sprezzanti solcano il cielo sfidando i venti, lanciandosi da ripide scogliere
arrivano ad accarezzare il mare per poi risollevarsi perdendosi fra il bianco
delle nubi.
Kookai, kookai. Senti?
arrivano ad accarezzare il mare per poi risollevarsi perdendosi fra il bianco
delle nubi.
Kookai, kookai. Senti?
Richard Bach - Il gabbiano Jonathan Livingstone
Il Vostro corpo, dalla punta del becco alla coda, dall'una all'altra punta delle ali,
non è altro che il vostro pensiero, una forma del vostro pensiero,
visibile, concreta. Spezzate le catene che imprigionano il pensiero,
e anche il vostro corpo sarà libero.
non è altro che il vostro pensiero, una forma del vostro pensiero,
visibile, concreta. Spezzate le catene che imprigionano il pensiero,
e anche il vostro corpo sarà libero.
Egli imparò a volare,
e non si rammaricava per il prezzo che aveva dovuto pagare.
Scoprì che erano la noia e la paura e la rabbia
a rendere così breve la vita di un gabbiano.
e non si rammaricava per il prezzo che aveva dovuto pagare.
Scoprì che erano la noia e la paura e la rabbia
a rendere così breve la vita di un gabbiano.
D'ora in poi vivere qui sarà più vario e interessante ...
Noi avremo una nuova ragione di vita. Ci solleveremo dalle tenebre dell'ignoranza,
ci accorgeremo di essere creature di grande intelligenza e abilità.
Saremo liberi! Impareremo a volare!
Noi avremo una nuova ragione di vita. Ci solleveremo dalle tenebre dell'ignoranza,
ci accorgeremo di essere creature di grande intelligenza e abilità.
Saremo liberi! Impareremo a volare!
| Gabbiani - Vincenzo Cardarelli |
Non so dove i gabbiani abbiano il nido, ove trovino pace.Io son come loro, in perpetuo volo. La vita la sfioro com'essi l'acqua ad acciuffare il cibo. E come forse anch'essi amo la quiete, la gran quiete marina, ma il mio destino è vivere balenando in burrasca. |
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mercoledì 25 maggio 2011
cocktail of instinc: Francis Bacon
"Classe 1909, omosessuale dalla personalità complessa al limite del "disturbo psichico", con una "passione" artistica per la malattia e la mutilazione"
Francis Bacon.
Study after Velazquez's Portrait of Pope Innocent X
Portrait
Study for Portrait of Isabel Rawsthorne
Paralytic child walking on all fours from muybridge
Francis Bacon.
Study after Velazquez's Portrait of Pope Innocent X
Portrait
Study for Portrait of Isabel Rawsthorne
Figure with meat
Paralytic child walking on all fours from muybridge
martedì 24 maggio 2011
You seem so quiet
You seem so quiet,
not far from the moon,
as ancestral eyes
dressed by pillar
Greek of birth
lost in this flowing days,
whiter than goddess.
Have you ever heard
the echos of ashes
or vamped chante
of a frantic siren?
let me see what
whispers're drawing
in the golden sand
Sembri così placido,
poco distante dalla luna,
come gli occhi ancestrali
indossati da una colonna
greca di nascita
persa in questi giorni fluenti,
più bianca di una dea.
Hai mai sentito
l'eco della cenere
o l'ammaliante canto
di una sirena affranta?
Lasciami vedere ciò
che i sussurri disegnano
nella sabbia dorata.
not far from the moon,
as ancestral eyes
dressed by pillar
Greek of birth
lost in this flowing days,
whiter than goddess.
Have you ever heard
the echos of ashes
or vamped chante
of a frantic siren?
let me see what
whispers're drawing
in the golden sand
Sembri così placido,
poco distante dalla luna,
come gli occhi ancestrali
indossati da una colonna
greca di nascita
persa in questi giorni fluenti,
più bianca di una dea.
Hai mai sentito
l'eco della cenere
o l'ammaliante canto
di una sirena affranta?
Lasciami vedere ciò
che i sussurri disegnano
nella sabbia dorata.
Assenzio
Sei per me ciò che per i poeti è l'assenzio
m'inebri, m'esalti, m'ispiri
e come un avaro morente che stringe a se
ogni sua dovizia, così io
con la medesima bramosia
ti trattengo a me, gelosamente.
Ma con il tempo si sa, tutto si consuma
sicché il poeta piange la bottiglia vuota
ed io dolente, mi rattristo con lui
perché così vuota è anche la mia esistenza
quando tu purtroppo manchi.
m'inebri, m'esalti, m'ispiri
e come un avaro morente che stringe a se
ogni sua dovizia, così io
con la medesima bramosia
ti trattengo a me, gelosamente.
Ma con il tempo si sa, tutto si consuma
sicché il poeta piange la bottiglia vuota
ed io dolente, mi rattristo con lui
perché così vuota è anche la mia esistenza
quando tu purtroppo manchi.
L'amore di Didone. ( 4.54-89 )
Con tali parole infiammò l´animo di intenso amore
e diese speranza al cuore dubbioso e dissolse il pudore.
Prima visitano i templi ed implorano pace
attorno agli altari; sacrifican pecore scelte di rito
per Cerere legislatrice e per Febo e per ilpadre Lieo,
per Giunone fratutti, cui stanno acuore i vincoli coniugali.
Lei, la bellissima Didone, tenendola con la destra, versa
la coppa tra le corna d´una candida vacca,
o presso le statue degli dei si aggira tra carichi altari,
ed inizia il giorno con doni, e nei petti squarciati
degli animali, ansiosa consulta le viscere palpitanti.
Ahi, mente ignara degli indovini! A che giovano i voti
ad una folle, a che i templi?La fiamma divora le molli midolla
intanto e tacita vive sotto il petto la ferita.
Si brucia l´infelice Didone e vaga pazza
per tutta la città, quale cerbiatta colpita da freccia,
che da lontano un pastore, ignaro, cacciando con armi,
incauta trafisse tra i boschi cretesi e lasciò il ferro
alato: ella in fuga percorre le selve e le gole
dittee; la punta letale aderisce nel fianco.
Ora conduce Enea con sé in mezzo alle mura
ed ostenta i beni sidonii e la città pronta,
inizia a dire e si blocca in mezzo alla frase;
ora tramontando il giorno chiede uguali conviti,
e di nuovo invoca di ascoltare, pazza, i dolori di Ilio
e di nuovo pende dalla bocca del narratore.
Poi quando, divisi, anche la luna oscurata a sua volta
copre la luce e le stelle tramontando invitano ai sogni,
sola geme nella vuota reggia e sui tappeti abbandonati
si sdraia. Pur lontana, lui lontano lo ode e lo vede,
o trattiene Ascanio in grembo, presa dall´immagine
del padre, se mai potesse ingannare l´indicibile amore.
Le torri iniziate non s´alzano, la gioventù non s´allena
alle armi o non preparano i porti le difese sicure
per la guerra: pendono le opere interrotte e minacce
ingenti di muri ed una macchina eguagliata al cielo.
e diese speranza al cuore dubbioso e dissolse il pudore.
Prima visitano i templi ed implorano pace
attorno agli altari; sacrifican pecore scelte di rito
per Cerere legislatrice e per Febo e per ilpadre Lieo,
per Giunone fratutti, cui stanno acuore i vincoli coniugali.
Lei, la bellissima Didone, tenendola con la destra, versa
la coppa tra le corna d´una candida vacca,
o presso le statue degli dei si aggira tra carichi altari,
ed inizia il giorno con doni, e nei petti squarciati
degli animali, ansiosa consulta le viscere palpitanti.
Ahi, mente ignara degli indovini! A che giovano i voti
ad una folle, a che i templi?La fiamma divora le molli midolla
intanto e tacita vive sotto il petto la ferita.
Si brucia l´infelice Didone e vaga pazza
per tutta la città, quale cerbiatta colpita da freccia,
che da lontano un pastore, ignaro, cacciando con armi,
incauta trafisse tra i boschi cretesi e lasciò il ferro
alato: ella in fuga percorre le selve e le gole
dittee; la punta letale aderisce nel fianco.
Ora conduce Enea con sé in mezzo alle mura
ed ostenta i beni sidonii e la città pronta,
inizia a dire e si blocca in mezzo alla frase;
ora tramontando il giorno chiede uguali conviti,
e di nuovo invoca di ascoltare, pazza, i dolori di Ilio
e di nuovo pende dalla bocca del narratore.
Poi quando, divisi, anche la luna oscurata a sua volta
copre la luce e le stelle tramontando invitano ai sogni,
sola geme nella vuota reggia e sui tappeti abbandonati
si sdraia. Pur lontana, lui lontano lo ode e lo vede,
o trattiene Ascanio in grembo, presa dall´immagine
del padre, se mai potesse ingannare l´indicibile amore.
Le torri iniziate non s´alzano, la gioventù non s´allena
alle armi o non preparano i porti le difese sicure
per la guerra: pendono le opere interrotte e minacce
ingenti di muri ed una macchina eguagliata al cielo.
lunedì 23 maggio 2011
Corrispondenze - Baudelaire
Corrispondenze
E' un tempio la Natura ove viventi
pilastri a volte confuse parole
mandano fuori; la attraversa l'uomo
tra foreste di simboli dagli occhi
familiari. I profumi e i colori
e i suoni si rispondono come echi
lunghi che di lontano si confondono
in unità profonda e tenebrosa,
vasta come la notte ed il chiarore.
Esistono profumi freschi come
carni di bimbo, dolci come gli òboi,
e verdi come praterie; e degli altri
corrotti, ricchi e trionfanti, che hanno
l'espansione propria alle infinite
cose, come l'incenso, l'ambra, il muschio,
il benzoino, e cantano dei sensi
e dell'anima i lunghi rapimenti.
Correspondences
La Nature est un temple où de vivants piliers
Laissent parfois sortir de confuses paroles;
L'homme y passe à travers des forêts de symboles
Qui l'observent avec des regards familiars.
Comme de long échos qui de loin se confondent
Dans une ténébreuse et profonde unité,
Vaste comme la nuit et comme la clarté,
Les pafums, les couleurs et les sons se répondent.
Il est des parfums frais comme des chairs d'enfants,
Doux comme del hautbois, verts comme les prairies,
- Et d'autres, corrompus, riches et triomphants,
Ayant l'expansion des choses infinies,
Comme l'ambre, le musc, le benjoin et l'encens,
Qui chantent les transports de l'esprit et des sens.
E' un tempio la Natura ove viventi
pilastri a volte confuse parole
mandano fuori; la attraversa l'uomo
tra foreste di simboli dagli occhi
familiari. I profumi e i colori
e i suoni si rispondono come echi
lunghi che di lontano si confondono
in unità profonda e tenebrosa,
vasta come la notte ed il chiarore.
Esistono profumi freschi come
carni di bimbo, dolci come gli òboi,
e verdi come praterie; e degli altri
corrotti, ricchi e trionfanti, che hanno
l'espansione propria alle infinite
cose, come l'incenso, l'ambra, il muschio,
il benzoino, e cantano dei sensi
e dell'anima i lunghi rapimenti.
Correspondences
La Nature est un temple où de vivants piliers
Laissent parfois sortir de confuses paroles;
L'homme y passe à travers des forêts de symboles
Qui l'observent avec des regards familiars.
Comme de long échos qui de loin se confondent
Dans une ténébreuse et profonde unité,
Vaste comme la nuit et comme la clarté,
Les pafums, les couleurs et les sons se répondent.
Il est des parfums frais comme des chairs d'enfants,
Doux comme del hautbois, verts comme les prairies,
- Et d'autres, corrompus, riches et triomphants,
Ayant l'expansion des choses infinies,
Comme l'ambre, le musc, le benjoin et l'encens,
Qui chantent les transports de l'esprit et des sens.
Come i baci delle farfalle
Par sì esile la vita alla sera
al naufragar men dolce del chiarore
fra le verdi spume, il ciglio ambrato,
che brilla di quell' intenso oltraggio
ch'io spesso attesi senza 'l fiato.
Quiete immotivata ai piedi d'oblio,
chè abbandoni noi al tepor inermi,
ai fari oscuri di onirica specie?
Ma passerà si spera anche la notte,
impercettibile come i blandi baci
voluttuosi, di graziosa fattura
ed effimeri come le farfalle.
al naufragar men dolce del chiarore
fra le verdi spume, il ciglio ambrato,
che brilla di quell' intenso oltraggio
ch'io spesso attesi senza 'l fiato.
Quiete immotivata ai piedi d'oblio,
chè abbandoni noi al tepor inermi,
ai fari oscuri di onirica specie?
Ma passerà si spera anche la notte,
impercettibile come i blandi baci
voluttuosi, di graziosa fattura
ed effimeri come le farfalle.
domenica 22 maggio 2011
Note di RIVOLUZIONE.
Carrellata di video perchè nulla viaggia meglio della musica.
Armiamoci di tende
giù nelle piazze
quasi fossero praterie,
fra i marmi e il passato,
primule di coraggio.
Accogliate il tumulto,
il rinnovamento,
infrangiate il presente
senza rimpianto
cogliendo come frutti
i presagi del futuro.
Stiamo rinascendo,
fra le foglie sparse,
gialle d' autunno,
in stasi mortale.
Occupiate la primavera
sorgendo come boccioli.
Per i compagni in piazza,
TOMA LA CALLE
venerdì 20 maggio 2011
Profumava
di vetrine infrante al grido
di gioia e libertà,
parlava agli occhi
mirando al cuore,
teneva stretto a se
un fiore rosso
d' irrealizzabili promesse.
Mi ripeteva fosse un motto
"se vedessi s' a guardarti
fossi io come sei bella
fra la gente, inesistente
se al centro vi sei tu."
L'imbarazzo sorrideva
senza ch'io lo trattenessi
come il tempo che scorreva.
Kinetoscopio: gli albori del cinema.
Viene presentato oggi, ma nel 1891, il Kinetoscopio, una sorta di antenato dei proiettori.
Per darvi un'idea pensate a quelle macchine fotografiche che vengono vendute nelle località turistiche
ai bambini, nelle quali scorrono le immagini di spiagge, piazze e monumenti del luogo.
Nel Kinetoscopio però, venivano proiettati dei veri e propri microfilmati svolti in un'unica inquadratura
nella quale si susseguivano diversi personaggi in movimento.
L'apparecchio è stato ideato da Thomas Edison e risultava una grossa cassa sulla cui sommità era posizionato
oculare, come nel Mondo nuovo sul quale lo spettatore vi poneva gli occhi. Attraverso una manovella lo spettatore poteva far scorrere la pellicola Kodak da 35mm posizionati sulla macchina da dei ronchetti.
Guardare per credere!
Per darvi un'idea pensate a quelle macchine fotografiche che vengono vendute nelle località turistiche
ai bambini, nelle quali scorrono le immagini di spiagge, piazze e monumenti del luogo.
Nel Kinetoscopio però, venivano proiettati dei veri e propri microfilmati svolti in un'unica inquadratura
nella quale si susseguivano diversi personaggi in movimento.
L'apparecchio è stato ideato da Thomas Edison e risultava una grossa cassa sulla cui sommità era posizionato
oculare, come nel Mondo nuovo sul quale lo spettatore vi poneva gli occhi. Attraverso una manovella lo spettatore poteva far scorrere la pellicola Kodak da 35mm posizionati sulla macchina da dei ronchetti.
Guardare per credere!
Spesso il male di vivere ho incontrato.
In queste giornate di profondo studio non potevo che menzionare Montale.
Spesso il male di vivere ho incontrato
Spesso il male di vivere ho incontrato
Spesso il male di vivere ho incontrato
era il rivo strozzato che gorgoglia
era l'incartocciarsi della foglia
riarsa, era il cavallo stramazzato.
Bene non seppi, fuori del prodigio
che schiude la divina Indifferenza:
era la statua nella sonnolenza
del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.
Che il vitalismo sia un po' più con voi, che con me!
Un vecchio libro di fiabe: Cigni Selvatici
H.C. Andersen.
Miei cari ragazzi, - annunciò il re, - entro pochi giorni mi risposerò...
A questa notizia, Lisa e i suoi undici fratelli ebbero lo stesso presentimento: la loro esistenza viziata di principi felici stava per terminare. Quando videro la nuova regina, con l'aria dura e lo sguardo glaciale che rivelava egoismo e cattiveria, i loro timori furono confermati.
A questa notizia, Lisa e i suoi undici fratelli ebbero lo stesso presentimento: la loro esistenza viziata di principi felici stava per terminare. Quando videro la nuova regina, con l'aria dura e lo sguardo glaciale che rivelava egoismo e cattiveria, i loro timori furono confermati.
Lisa fu la sua prima vittima... Il giorno immediatamente successivo alle nozze, la matrigna mandò Lisa presso una famiglia di contadini che la fecero vivere come la gente rude di campagna.
Questa cattiva matrigna aveva persuaso il re che il soggiorno sarebbe stato benefico, anche se in realtà la bambina era trattata come una sguattera. In seguito cominciò a denigrare gli undici fratellini: ci mise tanto rancore e accanimento che, rapidamente, il re fece allontanare i suoi figli.
Questa cattiva matrigna aveva persuaso il re che il soggiorno sarebbe stato benefico, anche se in realtà la bambina era trattata come una sguattera. In seguito cominciò a denigrare gli undici fratellini: ci mise tanto rancore e accanimento che, rapidamente, il re fece allontanare i suoi figli.
- E ora volate con le vostre ali, - aggiunse la perfida donna, - volate... volate fino in capo al mondo!
A queste parole, i principi si trasformarono in undici magnifici cigni immacolati e presero subito il volo.
A quindici anni la principessa ritornò al palazzo, con gran dispiacere della matrigna che credeva di essersene sbarazzata per sempre. Quando vide quella bella adolescente, dolce, intelligente, sentì raddoppiare il suo odio. Invidiosa di tutte le qualità riunite in una sola ragazza, architettò un piano machiavellico per eliminarla definitivamente e attese pazientemente il momento opportuno per eseguirlo...
La ragazza apprezzava in modo particolare un lussuoso salone di marmo. Al centro c'era una vasca d'acqua dove le piaceva specchiarsi, seduta su morbidi cuscini di seta e di broccato, sfiorando l'acqua con le dita esili.
La megera vide in quell'acqua lo strumento della sua vendetta. Mise nella vasca tre enormi rospi pieni di pustole e ordinò loro:
- Saltale sulla testa, attaccati ai capelli e trasmettile la tua incredibile stupidità... - disse al primo.
- Saltale in faccia, - disse al secondo, - e falla diventare brutta e foruncolosa come te!
- In quanto a te, che sei il terzo, rendila crudele, fai in modo che il suo cuore sia duro come la roccia, che la sua vita sia solo sofferenza!
A queste parole, i principi si trasformarono in undici magnifici cigni immacolati e presero subito il volo.
A quindici anni la principessa ritornò al palazzo, con gran dispiacere della matrigna che credeva di essersene sbarazzata per sempre. Quando vide quella bella adolescente, dolce, intelligente, sentì raddoppiare il suo odio. Invidiosa di tutte le qualità riunite in una sola ragazza, architettò un piano machiavellico per eliminarla definitivamente e attese pazientemente il momento opportuno per eseguirlo...
La ragazza apprezzava in modo particolare un lussuoso salone di marmo. Al centro c'era una vasca d'acqua dove le piaceva specchiarsi, seduta su morbidi cuscini di seta e di broccato, sfiorando l'acqua con le dita esili.
La megera vide in quell'acqua lo strumento della sua vendetta. Mise nella vasca tre enormi rospi pieni di pustole e ordinò loro:
- Saltale sulla testa, attaccati ai capelli e trasmettile la tua incredibile stupidità... - disse al primo.
- Saltale in faccia, - disse al secondo, - e falla diventare brutta e foruncolosa come te!
- In quanto a te, che sei il terzo, rendila crudele, fai in modo che il suo cuore sia duro come la roccia, che la sua vita sia solo sofferenza!
Quando la principessa arrivò, per approfittare di un po' di calma e di freschezza, i tre rospi vollero attuare il sinistro incarico. Ma il contatto di una ragazza così pura e innocente ruppe il sortilegio: le immonde bestiole si trasformarono in tre splendide rose, soavemente profumate...
Allora la regina, colma di rabbia, si gettò sulla poveretta, sporcò il suo visino con la fuliggine e ridusse i suoi capelli come una zazzera ruvida come la canapa. In un momento diventò irriconoscibile persino al padre che, credendola una mendicante, la fece scacciare dal castello.
Trionfante, la spaventosa strega gioì in segreto per non destare sospetti nel sovrano.
Allora la regina, colma di rabbia, si gettò sulla poveretta, sporcò il suo visino con la fuliggine e ridusse i suoi capelli come una zazzera ruvida come la canapa. In un momento diventò irriconoscibile persino al padre che, credendola una mendicante, la fece scacciare dal castello.
Trionfante, la spaventosa strega gioì in segreto per non destare sospetti nel sovrano.
Nel frattempo, l'infelice ragazza aveva incominciato il suo triste errare. Lisa camminò tutto il giorno. Quando giunse la sera, in mezzo ad una profonda foresta, si dissetò alla sorgente di un ruscello, si lavò il viso e i capelli prima di addormentarsi, sfinita. Ahimè! Brutti incubi rovinarono il suo sonno: che cosa era accaduto ai suoi fratelli? Al risveglio, incontrò una vecchia che le parlò di undici cigni in un lago vicino.
La ragazza vi arrivò troppo tardi, ma coraggiosamente, continuò le ricerche. Arrivata sulle rive dell'oceano, il rumore di ali possenti che fendevano l'aria le resero un po' di speranza. Undici uccelli apparvero all'orizzonte... Le dita palmate dei volatili sfioravano la sabbia.
La ragazza vi arrivò troppo tardi, ma coraggiosamente, continuò le ricerche. Arrivata sulle rive dell'oceano, il rumore di ali possenti che fendevano l'aria le resero un po' di speranza. Undici uccelli apparvero all'orizzonte... Le dita palmate dei volatili sfioravano la sabbia.
All'improvviso, ripresero l'aspetto umano. L'incontro fu commovente, pieno di gioia e di tristezza. Parlarono lungamente: la principessa raccontò le sue avventure, il più grande dei fratelli fece lo stesso:
- Condannati all'esilio eterno in un magnifico paese che non sostituirà mai la nostra amata patria, dobbiamo, ogni sera, ritornare sulla terra per ridiventare uomini. All'alba, il nostro regno diventa ancora il cielo!
- Perché siete qui, allora? - domandò Lisa.
- Qualche giorno all'anno siamo autorizzati a volare sul palazzo di nostro padre a rivedere il luogo della nostra felice giovinezza. Domani torneremo in esilio. Vieni anche tu con noi?
La ragazza non esitò. Al mattino, Lisa si mise in una solida tela di lino tenuta fermamente dai becchi di tre suoi fratelli e intraprese un lungo viaggio sopra i mari. Gli altri ragazzi, anche loro trasformati in cigni, le fecero da scorta. Al tramonto, arrivati a destinazione, deposero il loro prezioso carico all'entrata di una grotta che era il loro rifugio. Il freddo della sera, la stanchezza e le emozioni del viaggio spossarono Lisa che si addormentò facilmente. Ma una grande preoccupazione tormentava i suoi sogni: come avrebbe potuto aiutare i fratelli a riprendere definitivamente le sembianze umane?
- Condannati all'esilio eterno in un magnifico paese che non sostituirà mai la nostra amata patria, dobbiamo, ogni sera, ritornare sulla terra per ridiventare uomini. All'alba, il nostro regno diventa ancora il cielo!
- Perché siete qui, allora? - domandò Lisa.
- Qualche giorno all'anno siamo autorizzati a volare sul palazzo di nostro padre a rivedere il luogo della nostra felice giovinezza. Domani torneremo in esilio. Vieni anche tu con noi?
La ragazza non esitò. Al mattino, Lisa si mise in una solida tela di lino tenuta fermamente dai becchi di tre suoi fratelli e intraprese un lungo viaggio sopra i mari. Gli altri ragazzi, anche loro trasformati in cigni, le fecero da scorta. Al tramonto, arrivati a destinazione, deposero il loro prezioso carico all'entrata di una grotta che era il loro rifugio. Il freddo della sera, la stanchezza e le emozioni del viaggio spossarono Lisa che si addormentò facilmente. Ma una grande preoccupazione tormentava i suoi sogni: come avrebbe potuto aiutare i fratelli a riprendere definitivamente le sembianze umane?
In un sogno, apparve una fata. Malgrado la sua giovinezza e la sua bellezza, la principessa riconobbe la vecchia donna che l'aveva guidata nella foresta, quando stava cercando i fratelli.
- Conosco il tuo desiderio, - le disse - e posso esaudirlo, ma ti occorrerà molta volontà e tenacia. Sei pronta a sopportare silenziosamente alcune prove terribili?
- Sì, sono pronta! Niente mi fermerà...
- Dovrai raccogliere molte ortiche, filarle come la lana, tesserle e cucire il tessuto ottenuto per confezionare undici abiti. Quando saranno terminati, li getterai sui cigni e il cattivo sortilegio scomparirà immediatamente. Durante questo lavoro resterai sempre zitta. Un solo suono uscito dalla tua bocca renderà inutile il tuo sacrificio e abbrevierà la vita dei tuoi cari che vuoi salvare. La liberazione dei tuoi fratelli ha questo prezzo...
Al suo risveglio, Lisa si mise attivamente all'opera, colse le piante irritanti che inflissero alle sue mani bruciori lancinanti. Con la bocca chiusa, soffocò singhiozzi di dolore.
Come ogni sera, i cigni ritornarono a terra e ripresero il loro aspetto principesco. Interrogarono la sorella sulla causa delle sua mani gonfie e degli occhi pieni di lacrime, ma Lisa non disse nemmeno una parola E continuò con ostinazione il suo lavoro doloroso.
- Conosco il tuo desiderio, - le disse - e posso esaudirlo, ma ti occorrerà molta volontà e tenacia. Sei pronta a sopportare silenziosamente alcune prove terribili?
- Sì, sono pronta! Niente mi fermerà...
- Dovrai raccogliere molte ortiche, filarle come la lana, tesserle e cucire il tessuto ottenuto per confezionare undici abiti. Quando saranno terminati, li getterai sui cigni e il cattivo sortilegio scomparirà immediatamente. Durante questo lavoro resterai sempre zitta. Un solo suono uscito dalla tua bocca renderà inutile il tuo sacrificio e abbrevierà la vita dei tuoi cari che vuoi salvare. La liberazione dei tuoi fratelli ha questo prezzo...
Al suo risveglio, Lisa si mise attivamente all'opera, colse le piante irritanti che inflissero alle sue mani bruciori lancinanti. Con la bocca chiusa, soffocò singhiozzi di dolore.
Come ogni sera, i cigni ritornarono a terra e ripresero il loro aspetto principesco. Interrogarono la sorella sulla causa delle sua mani gonfie e degli occhi pieni di lacrime, ma Lisa non disse nemmeno una parola E continuò con ostinazione il suo lavoro doloroso.
Un giorno in cui Lisa stava facendo provviste di ortiche, alcuni cacciatori si fermarono per chiederle la strada. Erano condotti dal sovrano del paese, giovane e seducente, che fu immediatamente conquistato dal suo fascino e dalla sua grazia. Il continuo silenzio della ragazza lo imbarazzò ma, preso dall'improvvisa passione, la mise in groppa al suo cavallo e la portò nel suo palazzo.
Vestita di broccato e di seta, adorna di sontuosi gioielli, Lisa fu presentata a corte. Lacrime di sofferenza bagnarono i suoi occhi e tutti crederono fossero lacrime di felicità!
Il matrimonio inaspettato, suscitò rancori e gelosie: da dove arrivava questa sconosciuta? Aveva soggiogato il re, era una strega!
Per farle ritornare il sorriso e la voce, il giovane re ebbe la delicatezza di riportarla alla grotta dalla quale l'aveva portata via così bruscamente. C'era tutto; i vestiti già cuciti, il necessario per cucire gli altri. Lisa riprese il lavoro con entusiasmo... ma un giorno le ortiche finirono. Allora andò a coglierne al vicino cimitero, ricco di quelle pianticelle. Ahimè, un cortigiano invidioso del suo felice destino la seguì, scoprì il segreto e corse a rivelarlo al giovane marito.
Il poveretto, malgrado il suo amore, dovette cedere alle insistenze della sua corte che accusava la sfortunata. Lisa, con il suo silenzio, non poté difendersi dall'accusa di stregoneria e fu gettata in prigione. Per miracolo, vi trovò il suo lavoro e poté terminarlo, all'insaputa delle guardie.
Condannata ad essere bruciata viva, la poveretta camminò stoicamente verso il rogo, stringendo disperatamente fra le braccia i preziosi vestiti.
Incuriositi dal rumore della folla, gli undici cigni si posarono nel luogo del supplizio e con grande emozione della folla ripresero l'aspetto umano appena Lisa ebbe lanciato i vestiti magici.
Liberata dal giuramento, la principessa poté infine raccontare la sua storia e quella dei suoi fratelli.
Di buon cuore, Lisa perdonò il suo sposo e, felice, ritornò con lui a palazzo...
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